Politica

Il Consiglio dei ministri approva il Milleproroghe

Soldi per il bilancio della Capitale, norme sugli affitti d'oro, ma anche fondi per gli enti locali, per le imprese e l'occupazione. Dopo lo stop al "Salva Roma", il governo ci riprova

Il decreto legge che dovrebbe rimediare alle incompiute di un anno di politica e porre un argine - davvero sul fil di lana - alle situazioni improcrastinabili lasciate in sospeso dallo stop al "Salva Roma", è arrivato. E così avranno Patria prima della fine dell'anno anche le norme per salvare Roma Capitale dal default e quelle per bloccare il pagamento degli affitti d'oro delle costosissime sedi del Parlamento al centro di Roma. Il Consiglio dei ministri ha approvato il Milleproroghe. "Il decreto è costruito con le proroghe essenziali, e accanto a questo si sono prese le norme del dl Salva Roma che abbiamo deciso di non portare a termine in Parlamento per l'eterogeneità che era venuta fuori", ha spiegato il premier Enrico Letta. Le norme principali del "Salva Roma" che confluiscono nel Milleproroghe "riguardano la materia fiscale, che ha a che fare col bilancio di Roma, e gli affitti d'oro". Il Milleproroghe, come ha spiegato il premier, affronta anche "la ripartizione dei fondi strutturali europei che rischiavano di non essere utilizzati per l'esercizio 2007-2013". Circa 6 miliardi e 200 milioni di euro messi a disposizone da Bruxelles che verrano dirottati per misure di sostegno alle imprese (2,2 miliardi), all'occupazione (700 milioni), di contrasto alla povertà (330 milioni) e di sostegno agli enti locali (3 miliardi). In particolare, quest'ultima tranche di finanziamenti si articola in 4 capitoli: il Piano nazionale città, il Programma "6.000 campanili", il finanziamento dei beni artistici, culturali, ambientali (di cui una parte sarà destinata alla promozione in vista dell'Expo 2015) e infine i fondi per l'agibilità e l'efficientamento degli edifici scolastici. "L'ingorgo che si era creato in questi ultimi giorni in Parlamento" dimostra che il processo legislativo in Italia non è all'altezza "di una democrazia moderna, in grado di funzionare come si conviene", ha detto il premier Letta. Il Milleproroghe infatti è stato approvato con una serie di norme urgenti "travasate" all'ultimo momento dal decreto nato per tappare il buco di bilancio del Comune di Roma, poi stoppato da Napolitano perché si era traformato di fatto in un indigeribile testo "omnibus", dove era finito di tutto. Dalla norma "porcata" contro gli enti locali che decidono di adottare misure restrittive del gioco d'azzardo - poi eliminata - all'obbligo di luci led per i semafori. C'erano stati centinaia di emendamenti che avevano stravolto il testo originario, tramutandolo in un coacerbo di norme minute e dai chiari risvolti clientelari. Letta, dopo aver ascoltato le obiezioni di Napolitano, che aveva minacciato di non mettere la firma, lo ha ritirato il giorno della vigilia di Natale. Adesso con il Milleproroghe, già efficace anche se le Camere dovranno convertirlo in legge entro 60 giorni, si cerca di rimediare al pasticcio fatto.

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