Il governo prende tempo sulla casa. Il decreto Milleproroghe non dovrebbe contenere, stando alle ultime ndiscrezioni, la decisione sull’aumento delle aliquote della Tasi e del pagamento della mini Imu. Se ne riparlerà l’8 gennaio, quando approderà nell’Aula del Senato, per la conversione, il decreto sulla seconda rata dell’Imu. Quello sarebbe il veicolo per risolvere anche la questione spinosa della Tasi. Secondo quanto Il Tempo è in grado di anticipare, l’aumento delle due aliquote (sulla prima casa dal 2,5 per mille al 3,5 per mille e sulle seconde case dal 10,6 per mille all’11,6 per mille) sarà vincolato «prioritariamente» alle detrazioni. Il che significa che non ci sarà una detrazione in cifra fissa, come nel caso della vecchia Imu pari a 200 euro per la prima abitazione più 50 euro a figlio sotto i 26 anni, ma il gettito dell’aumento delle due aliquote potrà essere utilizzato in parte per le detrazioni Tasi e in parte per altre imposte a discrezione dei Comuni. Questa ipotesi, se confermata lascerebbe grande libertà ai sindaci che sarebbero tentati di restringere l’area della detrazioni sull Tasi. Il governo è stretto tra le richieste dei Comuni che considerano insufficienti i 500 milioni stanziati per le detrazioni e le esigenze di bilancio che non consentono di allargare di più i cordoni della borsa. I 500 milioni basterebbero appena a garantire detrazioni per circa 25 euro sulle prime case. Per avere invece qualcosa di più sostanzioso, pari quasi ai 200 euro della vecchia Imu, sarebbero necessari almeno 2 miliardi. Di qui la necessità di alzare l’aliquota anche sulle seconde case. La Confedilizia ha calcolato che il carico fiscale sugli immobili sarà nel 2014 di 23,7 miliardi di euro nel caso in cui tutti i Comuni applichino l'aliquota minima della Tasi, e addirittura di 27 nel caso in cui i Comuni applichino l'aliquota massima. In entrambi i casi, quindi, con un aumento sia rispetto al 2013 sia rispetto al 2012. Se poi il Governo dovesse accedere alle richieste dei Comuni ed aumentare dal 2,5 al 3,5 per mille l'aliquota massima della Tasi e dal 10,6 all'11,6 per mille la misura massima dell'insieme di Imu e Tasi, il gettito relativo supererebbe, considerato che nella richiesta dei Comuni è implicita la loro intenzione di arrivare comunque al gettito massimo possibile, la cifra record di 30 miliardi, pari a più del triplo di quanto era dovuto ai fini Ici nel 2011, e cioè solo tre anni fa. Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta spiega che «i 4 miliardi tagliati sulla prima casa sono stati di fatto tutti recuperati dai Comuni con l'aumento dell'Imu sulle seconde case». Brunetta ricorda che «gli accordi che avevano portato alla formazione del governo Letta, prevedevano una riduzione complessiva della tassazione sugli immobili grazie all'eliminazione dell'Imu sulla prima casa. Invece si avrà, molto probabilmente, il record di tassazione, con 27-28 miliardi di introiti per i Comuni, risultato dell'aumento dell'Imu sulle seconde case e dei trasferimenti da parte dello Stato». Poi c'è il problema della mini-Imu (la coda velenosa dell'Imu 2013). Va pagata entro il 24 gennaio prossimo ed è pari al 40% della differenza tra l'aliquota fissata dal sindaco e quella base (in più di un quarto dei Comuni italiani, di cui oltre cinquanta città capoluogo, nel 2013 è stata decisa un'aliquota più alta). Si sta lavorando a varie ipotesi: la possibilità di detrarla già dalla prima rata della Tasi oppure di lasciare ai sindaci la facoltà di decidere se detrarla da altre imposte comunali. Il decreto Milleproroghe, dopo la decisione del governo di ritirare il dl Salva-Roma perché non firmato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, conterrà quindi sicuramente le norme per garantire gli effetti dell'approvazione del bilancio del Comune della Capitale. Oltre a Roma, sarà salvata anche Venezia, dal momento che sono previste norme specifiche anche per la città lagunare; verranno poi anche prorogati i pagamenti fiscali per le zone alluvionate della Sardegna. Verrà poi prorogato il divieto di incrocio proprietario di giornali e televisioni. Entrerà nel Milleproroghe anche la norma che agevola la disdetta degli affitti d'oro da parte delle sedi istituzionali. La questione è stata posta dal Movimento 5Stelle. L’emendamento presentato e bocciato è diventato un caso etico e i grillini hanno avuto infine l’impegno da parte del ministro Franceschini che la norma sarebbe stata inserita nel decreto oggi al varo del Consiglio dei ministri. La misura riguarda la possibilità in particolare per la Canera di rescindere i contratti di locazione d’oro per gli immobili Marini dove si trovano gli uffici. Gli affitti all’immobiliarista Scarpelini, in 18 anni sarebbero costati la bella cifra di 444 milioni. Di qui l’offensiva dei grillini. I palazzi «Marini2», «Marini3» e «Marini4» si trovano tra Largo San Claudio, via del Tritone, via Poli e via del Pozzetto. Costano una fortuna. Per il primo la Camera spende quasi 8 milioni e mezzo l’anno. Il contratto scade il 31 ottobre 2016. Il palazzo «Marini3» costa invece quasi 6 milioni e mezzo l’anno e il contratto d’affitto scade il 31 ottobre 2016. Il palazzo «Marini3» costa invece quasi 6 milioni e mezzo l’anno e il contratto di locazione termina il 13 giugno 2017 mentre il «Marini4» rappresenta una spesa di 8 milioni e 200 mila euro l’anno e il contratto scade il 17 febbraio 2018. Una montagna di soldi. Gli edifici oltre ad ospitare gli uffici offrono anche il personale; dai commessi ai vigilantes, agli idraulici, elettricisti e baristi. L’unico palazzo che è stato lasciato dalla Camera è stato il «Marini1» in piazza San Claudio.
Detrazioni Tasi, se ne riparla nel 2014
Rinvio Il tema entrerà nel decreto sull’Imu che arriverà in Senato l’8 gennaio Gli sconti sulla prima abitazione saranno affidati alla discrezionalità dei sindaci
