Che è successo ai radicali di Marco Pannella e di Emma Bonino? Per più di trent’anni hanno marciato a Pasqua e a Natale – contro lo sterminio per fame nel mondo o contro la pena di morte - partendo dai Palazzi istituzionali o da Porta Pia per arrivare a Piazza San Pietro e ora, capovolgendo tutto, muovono i loro passi da San Pietro e sfilano fino a Palazzo Chigi per la Terza marcia di Natale per l’Amnistia, la Giustizia, la Libertà! Il “miracolo” lo ha fatto Papa Francesco con la sua parola semplice, antica e nuova allo stesso tempo, capace di arrivare al cuore e all’intelligenza di tutti quando afferma – come ha fatto quando ha ricevuto i cappellani penitenziari - che “Gesù è un carcerato” e che "Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore, il suo amore paterno e materno arriva dappertutto". Sovrano illuminato che alla parole fa seguire i fatti e che nel giro di poche ore abolisce l’ergastolo e introduce il reato di tortura nello Stato del Vaticano. Ecco il motivo dell’”intesa” fra Pannella e Papa Francesco. Ecco la ragione per la quale la marcia di Natale 2013 è partita da Pietro (via della Conciliazione) per arrivare a Cesare, nel cuore delle istituzioni italiane, a Palazzo Chigi. Parliamoci chiaro, i radicali sono sempre loro: fastidiosi, ripetitivi, sempre “eccessivi” e petulanti nel riproporre da una vita il rispetto delle leggi fondamentali per salvaguardare diritti umani inalienabili, anche quando farlo è così scomodo da determinare l’alienazione di qualsiasi rappresentanza istituzionale, parlamentare, regionale o comunale che sia. Ma sono capaci di dialogo profondo, spirituale direi, quando si tratta di far vivere la parola, la legge. E quando Marco Pannella si sottopone alle interminabili giornate di privazione di cibo e acqua, credo che lo faccia innanzitutto per trovare dentro di sé – e attorno a sé - quell’energia da trasmettere ai potenti affinché concretamente operino per fare ciò di cui sono intimamente convinti. E’ questa l’essenza della sua amicizia con il Presidente Napolitano, che è soprattutto – secondo la definizione di Simone Weil - costanza dell’attenzione. Probabilmente né Marco, né nessuno di noi sarebbe riuscito a scrivere lo splendido messaggio che il Presidente della Repubblica ha indirizzato alle Camere l’8 ottobre scorso. Pannella intuiva, invece, che proprio da Napolitano poteva – e quindi doveva – arrivare la risposta “alta”, adeguata nella parola, di monito al Parlamento per un’assunzione di responsabilità immediata di fronte alle violazioni sistematiche di diritti umani primari nelle carceri e nell’amministrazione della Giustizia nel nostro Paese. Anche alla nostra Ministra della Giustizia Annamaria Cancellieri, che non ha avuto timori nel pronunciare la parola vietata in qualsiasi dibattito televisivo di approfondimento, ha dimostrato di avere la cultura istituzionale necessaria per farsi forte di quell’energia nonviolenta che Pannella e i radicali vogliono trasmetterle. Contro ogni ipocrisia. Perché l’amnistia illegale delle prescrizioni già c’è: i processi muoiono, le vittime non hanno ristoro, le scrivanie dei magistrati sono ingombre di vecchi faldoni processuali e la giustizia viene negata al popolo italiano per la sua irragionevole durata. Occorre perciò un’assunzione di responsabilità di tutta la classe politica istituzionale, altrimenti, ancora una volta in Italia avremmo perso l’occasione irrinunciabile di riformare la giustizia come sennatamente il popolo italiano chiede da trent’anni con il voto plebiscitario ai referendum radicali.
Da Pietro a Cesare per l’amnistia
*Segretaria nazionale radicali italiani
