Politica

Matteo si ricandida sindaco. A termine

Ha spiegato che gli servono altri cinque anni per finire il lavoro iniziato L’ennesima bugia: al massimo tra un anno lascerà per candidarsi premier

Gli appassionati di calcio lo chiamano il triplete. Se lo aggiudica la squadra che nello stesso anno riesce a vincere il campionato, la coppa nazionale e la Champions League. In politica un termine analogo non esiste, forse perché il (neo) segretario di un partito che si ricandida a fare il sindaco di una grande città italiana, in attesa di provare a diventare Presidente del Consiglio non si era mai visto prima. Matteo Renzi non lascia, raddoppia, anzi triplica. L’annuncio arriva nella sede del Comune di Firenze, a Palazzo Vecchio, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno per i saluti di Natale con i giornalisti. L’occasione per scambiarsi gli auguri, parlare del futuro dell’Italia e rilanciare la sua candidatura in vista delle elezioni comunali del 2014. «Mi ricandido a fare il sindaco per cinque anni. Punto. E mi ricandido con alcuni obiettivi precisi di cui parlerò nei prossimi mesi non nelle sedi istituzionali ma in quelle politiche – ha spiegato Matteo Renzi - Quello che accadrà nelle prossime settimane, nei prossimi mesi e nei prossimi anni in Italia è difficile da capire». Della serie, citando la frase di un suo celebre concittadino, «di doman non v’è certezza», quindi meglio battere il ferro finché è caldo e portare a casa un altro incarico di prestigio. Una notizia inattesa che è arrivata pochi minuti dopo la conclusione della conferenza stampa in cui il Presidente del Consiglio Enrico Letta aveva ribadito che «Renzi non vuole il voto» sottolineando che «c’è una nuova generazione in grado di vivere la politica in modo diverso, di fare gioco di squadra». Secondo il rottamatore, il ruolo del primo cittadino merita di essere valorizzato «la nostra idea è quella di aprire sempre di più il partito ai sindaci e agli amministratori. Che il sindaco sia anche il segretario di un grande partito succede in tante parti d’Europa, in Francia, in Germania. È in Italia che tutto ciò è visto come un’eccezione». Già stabiliti i tempi e i contenuti della campagna elettorale che partirà dal mese di marzo e punterà a rivolgersi anche agli elettori non tradizionali del Partito democratico e del centro-sinistra: «Ci saranno anche liste a supporto della mia candidatura - ha voluto sottolineare Renzi - Il messaggio sarà: volete proseguire a cambiare o volete tornare indietro? Una città non si cambia certo in cinque anni, ma durante la mia amministrazione, e lo rivendico, c'è stata una visione. C'è stata una visione di città che può piacere o meno, ma c'è stata. E questa visione si è realizzata in una maggiore vivibilità di Firenze. I cittadini dovranno decidere se andare avanti nel cambiamento o se fermarsi». Cittadini che dovranno decidere anche se avere ancora un sindaco part-time. Un problema che era già emerso chiaramente durante le primarie del 2012 e, in misura minore, in quelle dello scorso dicembre, con pesanti critiche sul rottamatore per la sua frequente assenza da Palazzo Vecchio. Un’assenza destinata inevitabilmente ad acuirsi con il nuovo ruolo di segretario del Pd che lo porterà spesso nella capitale per occuparsi dell’agenda del governo con un occhio sempre vigile sull’azione del Parlamento. Non solo. Oltre ad avere un primo cittadino part-time, il serio rischio per i fiorentini è quello di ritrovarsi con un sindaco a scadenza breve o forse brevissima. L’ipotesi che il governo Letta naufraghi il prossimo anno nelle agitate acque della riforma elettorale, infatti, è tutt’altro che peregrina. In questo caso come si comporterebbe Renzi appena rieletto sindaco? Ed eventualmente chi sarebbe il suo successore? «C'è un procedimento che da più duemila anni si chiama democrazia e che non prevede la scelta per via ereditaria del successore. Le scelte saranno fatte dai vari partiti al momento opportuno» ha precisato il sindaco di Firenze. Un incarico pro tempore, dunque, con l’unico dubbio sull’eventuale conclusione: nel 2014, in caso di caduta anticipata del governo Letta o nel 2015 se verrà rispettata la naturale scadenza fissata. D’altronde del fatto che la premiership rappresenti il suo obiettivo primario, il rottamatore non ha mai fatto mistero, neanche dopo la sconfitta nelle primarie contro Bersani, quando dichiarò in un’intervista «fare il sindaco di Firenze è il mestiere più bello del mondo, l’avrei lasciato solo per fare il premier e provare a cambiare l’Italia». Il mistero, semmai, è l’annunciata ricandidatura.

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