Politica

Il governo rinuncia al decreto Salva-Roma

Lo stop legato alle perplessità di Napolitano. La norma sugli affitti della Camera entrerà nel milleproroghe. E rispunta il rischio di un aumento dell'addizionale Irpef per i romani

È stato il testo più discusso degli ultimi giorni. Ora il governo ha deciso di rinunciare. Il decreto Enti Locali, ribattezzato Salva-Roma poiché conteneva le misure sulla base delle quali il Campidoglio aveva approvato il proprio bilancio, non verrà convertito in legge (scadeva il 30 dicembre). Ad annunciarlo, ai presidenti di Camera e Senato, il ministro dei Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini. La scelta dell'esecutivo sarebbe maturata dopo un consulto tra Letta e Napolitano durante il quale il Capo dello Stato avrebbe espresso al premier forti perplessità sulle modifiche apportate al Parlamento che avevano trasformato il decreto da "Salva-Roma" a "Salva-tutti". Molto diverso da quello firmato a suo tempo dal presidente della Repubblica. Le parti indifferibili del testo verranno inserite nel milleproroghe che il Consiglio dei ministri approverà nella riunione del 27 dicembre. tra queste la correzione, annunciata in Parlamento, alla norma relativa agli affiti di immobili, in gran parte "d'oro",  da parte della pubblica amministrazione (Montecitorio potrà recedere subito dai contratti sottoscritti per i palazzi che ospitano gli uffici dei deputati). Ma ora il rischio è che rispunti anche l'aumento dello 0,3% dell'addizionale Irpef per i cittadini della Capitale. Il meccanismo era stato inserito nel decreto Salva-Roma "per fronteggiare la situazione di squilibrio finanziario del Comune" ed era stato cassato durante la discussione al Senato. Ora lo scontro potrebbe spostarsi sul milleproroghe.

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