Politica

Letta: il 2013 è stato l'anno della svolta dei quarantenni

Il presidente del Consiglio incontra i giornalisti nella tradizionale conferenza stampa di fine anno. "Nel 2014 meno tasse su casa e lavoro". E sul governo dice: abbiamo curato l'Italia, nessun rimpasto

Uno sguardo avanti e uno al passato. Enrico Letta, a pochi giorni dalla fine del 2013, fa il punto su un anno politico convulso, articolato, vissuto con l'acqua alla gola e sotto il rischio costante della caduta del governo. E guarda anche oltre, più forte come si sente adesso, anche se non molto, dopo il cambio di maggioranza seguito alla scissione interna al Pdl, tra Forza Italia e Nuovo Centrodestra, già parla del 2014, delle nuove sfide per l'Italia, di quello che lo aspetta e di quello a cui dovranno prepararsi gli italiani.   E' il giorno della tradizionale conferenza stampa di fine anno per il presidente del Consiglio, che già subito, all'inizio dell'incontro con i giornalisti nella nuova Aula dei gruppi parlamentari (ai quali ricorda l'importanza della libertà di stampa “soprattutto in periodi vorticosi come questo”), non dà spazio a facili illusioni: “Il 2014 sarà un anno di fatica sociale”, dice, ma poi aggiunge che “l'Italia ce la farà. L'anno prossimo commenteremo dati economici migliori e riforme istituzionali che a quel punto saranno un fatto compiuto a partire dalla legge elettorale”. Subito dopo guarda all'anno che si avvia a conclusione, la fase più complessa della crisi “che ora ci lasciamo alle spalle”, e al ricambio generazionale che un po' ha sconvolto la vita politica italiana: “Nel 2013 si è affermata una generazione di quarantenni senza alcun precedente nella storia repubblicana, se non nell’immediato dopoguerra - dice - ebbene non possiamo fallire”.   Prima di iniziare a rispondere alle domande, Letta ha voluto ricordare il brigadiere Giangrande, il carabiniere ferito nella sparatoria avvenuta davanti Palazzo Chigi il 28 aprile, giorno in cui il suo esecutivo giurava al Quirinale. E, quando inizia, difende subito l'azione del suo governo. Prima ammette che “ci sono tante cose che avrei potuto fare meglio”, anche se è stato condizionato, dice, da una “vicenda politica influenzata da fattori esterni, in particolare da un fattore esterno” come la decadenza “di uno dei tre leader politici dei partiti che hanno fatto nascere questo governo”. Ma poi parla del lavoro fatto: “Stiamo dando risposte alla fatica sociale che è il cuore della vicenda che abbiamo davanti”. E a chi gli chiede un possibile rimpasto della squadra di governo, risponde che “non è un tema all'ordine del giorno, sono contento di come ha lavorato la squadra di governo, ringrazio tutti i componenti, anche i sottosegretari che si sono dimessi dopo l'uscita di Forza Italia dalla maggioranza”. Una squadra che ha curato il malato Italia, ora in convalescenza: “L'Italia è come un incidentato che ha avuto un incidente pesante e duro, poi è stato portato al pronto soccorso e in sala operatoria. Oggi abbiamo lasciato pronto soccorso e sala operatoria e siamo alla fisioterapia. Sono convinto che torneremo alla normalità.”   Tasse e lavoro. Per raggiungere questo obiettivo dice di essere pronto a rompere il “circolo vizioso della disoccupazione giovanile, a far ritornare qui i giovani che se ne sono andati”. Per questo promette di mantenere l'impegno preso sulla riduzione della tasse sul lavoro con i proventi della spending review e del recupero della lotta all'evasione.   Conti pubblici. Altro punto fermo è quello di mantenere la stabilità dei conti pubblici: “La stabilità se si porta avanti nel tempo ha i suoi dividendi. In questi otto mesi ha portato a un un minor peso in miliardi di euro degli interessi sul debito. Nelle previsioni del 2013 dovevamo pagare 89 miliardi, oggi invece siamo a 83 miliardi. Il dividendo della stabilità è di circa 5,5 miliardi, con cui abbiamo potuto fare alcune cose, come l'abolizione dell'Imu sulla prima casa”.   Imu. E proprio sull'Imu, di fatto confluita nella Tasi, e sul problema del miniconguaglio della seconda rata per i comuni che avevano alzato le aliquote da quella base, il presidente del Consiglio chiede di porre fine alle polemiche: “Alla fine, l'anno prossimo gli italiani pagheranno un 10% medio invece di pagare tutta la tassa”, dice, il carico fiscale sulla casa “sarà inferiore rispetto a come è stato nel 2012”.   Delega fiscale. Proprio sulle tasse, promette guerra totale agli evasori: “Il governo a gennaio varerà un pacchetto di misure contro l'illegalità di natura finanziaria e terminerà l'iter della delega fiscale. A quel punto si potrà andare avanti con la riforma del catasto e altre norme anti-elusione”, tra cui quelle sui capitali illegalmente importati e quelle contro l'autoriciclaggio. In ultima istanza vede per il 2014 “un Fisco più amico dei cittadini”. Dà per scontato, quindi, che il governo andrà avanti. E dice di non credere che Matteo Renzi gli tirerà un brutto scherzo facendo precipitare il governo con elezioni anticipate.   Giustizia e esodati. Altro tema caldo, dopo il Fisco, è quello della giustizia. Enrico Letta si limita a parlare del settore civile, lasciando sullo sfondo le feroci polemiche sulla politicizzazione dei magistrati ("sulla giustizia, come sull'istruzione, non serve una riforma con la R maiuscola"): “Nel 2014 abbiamo visto l'Italia scalare 50 posti in classifica. Eravamo al posto 150 ora siamo al 103. Credo che questo sia un primo passo avanti, dobbiamo arrivare nei primi posti” perché si tratta di “uno dei punti chiave per attrarre investimenti”. D'altronde “un Paese in cui si fa una riforma della giustizia civile, che affronta le questioni dell'ordine pubblico, un Paese in cui c'è una legalità completa, in cui gli investimenti vengono ripagati, in cui le relazioni sindacali e industriali funzionano, è un Paese in cui si investe”. Oltre che sull'istruzione, il premier è cauto anche sulle pensioni: "in otto mesi 33 mila persone che erano nella categoria degli esodati hanno trovato una risposta. Non vogliamo sfasciare la riforma delle pensioni, ma non vogliamo lasciare nessuno per strada".   Riforme istituzionali. A questi obiettivi, si sommano quelli sulle riforme istituzionali. “Io penso che abbia fatto bene Renzi e il Pd a parlare con FI sulle riforme istituzionali e la riforma elettorale. Le riforme istituzionali, devono essere fatte con una apertura vera fuori dalla maggioranza”. E quindi si appella a Berlusconi perché non si faccia “prendere la mano dalla strada populista e nichilista”, anche perché nel 2014 l'Italia dovrà risolvere “il problema del bicameralismo perfetto”. E poi "prima delle Europee dovremo avere la nuova legge elettorale, la riduzione del numero dei parlamentari, la riforma del Titolo V e l'eliminazione della parola Province dalla Costituzione".   Immigrati. Il premier affronta poi il dramma della gestione dell'immigrazione verso l'Italia. “Non ho dubbi che la discussione attorno ad alcuni aspetti della Bossi-Fini sarà uno dei temi di governo a gennaio. Intanto, il governo ha intenzione di mettersi al lavoro da subito per una revisione complessiva degli standard di accoglienza dei Cie”. E pensa di spingere per inserire lo Ius soli nel nostro ordinamento.   Grillo e Napolitano. Letta difende Napolitano dagli attacchi che arrivano da più parti, ma soprattutto dai grillini. "Sono assolutamente legittimi -  dice premier - non ci sono istituzioni che sono esenti da critiche, ma ritengo che in queste ultime settimane si sia passato il limite rispetto agli attacchi del capo dello Stato, con l'utilizzo da parte di Grillo di parole fuori luogo. C'è bisogno da parte di tutti di essere assolutamente fermi. Bisogna reagire con fermezza, le istituzioni hanno bisogno di difesa e di funzionare bene".   Conflitto di interessi. Il presidente del Consiglio, concludendo la conferenza, ha assicurata che nella discussione che si avvierà a gennaio e nel patto che le forze della maggioranza sottoscriveranno troverà sicuramente posto una riforma della legge sul conflitto di interessi.   Tecnica e politica. L'ultimo messaggio sembra destinato a chi, forse, pensa di trasformare Enrico Letta nel nuovo Mario Monti. "Non sono e non sarò mai un premier tecnico - assicura -. Dal 26 settembre al 2 ottobre ho dato prova di cosa occorre fare quando è necessaria una svolta politica. In quel momento ho avuto ragione a mettere tutto il peso di una decisione politica. Quella determinazione è servita al Paese. Non c'è bisogno di tecnocrazia, ma di leadership politica e di assumersi le responsabilità".

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