Politica

Un rapporto del 2012 inchioda Stamina

«Metodo insicuro e privo di razionale biologico». Lo scrivevano i tecnici dell’Aifa e dell’Iss

Un laboratorio senza i requisiti richiesti dal decreto ministeriale Turco-Fazio del 2006 sulle cure compassionevoli, uno scambio vorticoso di mail, i cambi di direzione improvvisi dei protagonisti «burocratici» della vicenda Stamina, date incongruenti, un paziente con una doppia veste, quella di malato e quella di dirigente regionale della sanità lombarda, firmatario - fra le altre cose - di documenti importanti per il laboratorio di Brescia che ospiterà il metodo. Ecco le ombre sul rapporto fra gli Spedali civili di Brescia e la Stamina Foundation. I dati emergono da una relazione che riassume tutto il materiale raccolto intorno all’ormai famosa ispezione nella struttura ospedaliera lombarda e le considerazioni successive. I documenti portano la firma di esponenti di Nas, Cnt, ministero della Salute, Aifa e sono datati 9 luglio 2012, prima dunque che partisse l’iter del decreto Balduzzi nel marzo 2013, provvedimento che permetterà la prosecuzione delle cure compassionevoli a Brescia e spianerà la strada alla sperimentazione «ministeriale», finita su un binario morto per il parere negativo del comitato di esperti nominati dal ministro Beatrice Lorenzin. Ma spunta anche un nuovo verbale relativo a una riunione tenutasi a Roma a ottobre 2012 del tavolo tecnico composto da Iss, Aifa, Centro Nazionale Trapiani e Nas. Nella relazione di quella riunione è evidenziata la «pericolosità» del metodo Stamina «secondo il quale vengono infuse a un paziente le cellule prelevate da altro paziente o addirittura da altri 3 pazienti, senza alcun razionale biologico». Secondo gli esperti, che dovevano analizzare la relazione di un ricercatore, Massimo Dominici dell’università di Modena e Reggio Emilia, sui campioni della Stamina Foundation prelevati dai Nas a Brescia «il metodo Stamina rappresenta un pericoloso precedente per altre modalità terapeutiche prive di razionale biologico, correttezza scientifica e medica». Dominici è il ricercatore che si è occupato delle analisi sui campioni. Lo scopo era quello di «ottenere un differenziamento neuronale mimando» il protocollo descritto dal brevetto di Davide Vannoni ed Erica Molino. «Il razionale biologico è piuttosto scadente - concludono gli esperti nel verbale - per quanto riguarda la dose di infusione, la si potrebbe definire omeopatica». «Tutte le analisi ce le abbiamo e sappiamo cosa iniettiamo - ha replicato Davide Vannoni, presidente della Stamina Foundation - sono cellule staminali sicure. Ma ora la parola passerà ai pazienti, che porteranno in conferenza stampa le loro analisi. Sarà invitato anche il ministro della Salute: come io non sono scappato in questi giorni dalle accuse che mi hanno rivolto, Lorenzin abbia il coraggio di farsi vedere e di vedere i risultati ottenuti da queste persone».

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