«Non sono Babbo Natale». Parafrasando inconsapevolmente il celebre spot pubblicitario dei biscotti che spopolava nel periodo natalizio sulle tv commerciali negli anni Ottanta, il premier Enrico Letta incassa la fiducia della Camera sulla legge di stabilità ma pone dei paletti. Il presidente del Consiglio rilancia l’azione di governo all’insegna dei «passi determinati» ma «uno alla volta» perché sennò «si casca e ci si fa male». E un modo per evitare danni, anzi la vera e propria «bancarotta, rivendica il premier di fronte ai critici è anche quello di evitare gli «assalti» alla diligenza delle casse pubbliche. E a chi avrebbe voluto maggiore audacia, ribatte opponendo l’esempio «del buon padre di famiglia» contro chi lo vorrebbe nei panni generosi di «Babbo Natale». Sarà. Ma sono in molti a essere scontenti per una legge di Stabilità giudicata insufficiente o troppo prudente. Confindustria, ad esempio. Il presidente Giorgio Squinzi è in proposito lapidario: «La politica deve fare scelte decise, coerenti e coraggiose che non abbiano il respiro corto di una campagna elettorale sempre dietro l’angolo ma quello lungo delle grandi sfide per il progresso e il benessere dell’intera nazione». Squinzi ribadisce poi come il Paese «abbia bisogno di un segnale di cambiamento, deve cambiare passo» perché le imprese hanno bisogno «di un governo con cui dialogare per portare avanti le nostre proposte e una politica attenta alle esigenze delle aziende perchè il perno dell’economia è l’industria». Servono dunque «politiche per la competitività», una burocrazia meno opprimente, una Pa efficiente e moderna e «l’avvio di politiche di semplificazione». Ma il cambiamento maggiore Confindustria lo chiede nella politica fiscale: «Non può esserci ripresa senza una riduzione della pressione su lavoratori e imprese», ribadisce il leader di viale dell’Astronomia e conferma tutte le critiche rivolte alla legge di Stabilità. «La legge purtroppo non va in questa direzione e le risorse destinate alla riduzione del cuneo fiscale sono, per noi, assolutamente insufficienti». Sul piede di guerra anche Confcommercio, secondo cui «la ripresa è lontana» e a testimoniarlo sono i dati di ottobre sulla vendita al dettaglio diffusi ieri dall’Istat. «L’arretramento congiunturale di un decimo di punto, al netto dell’inflazione, vale quasi il doppio dopo una riduzione di 4 decimi delle vendite reali in settembre», dice la Confcommercio lamentando «gli incerti segnali si stabilizzazione dell’economia». Una stroncatura al testo licenziato da Montecitorio arriva anche da Unimpresa, che parla di «occasione persa» perché «non contiene le misure necessarie ad agevolare uno scatto in avanti per la ripresa del Paese. Il testo è peggiorato rispetto a quello già licenziato in prima lettura dal Senato: per accontentare le molteplici anime dei partiti della maggioranza, il risultato è un mix di misure singolarmente deboli e complessivamente insufficienti a portare l’economia italiana fuori dalle secche della recessione - dice il presidente Paolo Longobardi - In particolare non c’è un intervento robusto sul versante delle tasse: il fondo per il taglio del cuneo fiscale è stato ridimensionato sensibilmente, non abbatte il costo del lavoro per le imprese, non porta s ignificativi vantaggi in busta paga ai lavoratori». Confedilizia lamenta poi «una fiscalità smodata sulla casa» e accusa il governo di aver trovato un miliardo per i Comuni ma nessuna risorsa per il Fisco. Il presidente di Federdistribuzione Cobolli Gigli, invece, parla della legge di Stabilità come di un’«occasione mancata»: «Poteva rappresentare l’occasione per impostare un coraggioso indirizzo di politica economica ma l’attuale testo lascia ancora incertezza su alcuni temi fondamentali e non pare avere la forza per cambiare davvero le cose e non riesce a ricostituire la fiducia nel futuro, un altro fattore essenziale per tornare a crescere». A storcere il naso sono Rete Imprese Italia («La manovra non soddisfa le attese di un osforzo convinto e coraggioso per rilanciare lo sviluppo e rimettere in moto investimenti e consumi») e la Uil Pensionati: «Non ci sono segnali di svolta». Letta non sarà Babbo Natale, però sotto l’albero delle categorie c’è troppo carbone.
La Stabilità di Letta: scontentare tutti
Sulla Finanziaria è riuscito a farsi attaccare da qualsiasi categoria: sindaci, industriali, costruttori, commercianti, pensionati e sindacati
