Politica

A Massimiliano e Salvatore

di Gian Marco ChiocciDedicate un momento a chi, dall’altra parte del mondo, soffre per colpa di uno Stato imbelle e senza attributi. Fra un brindisi e un regalo pensate a Massimiliano Latorre e...

Dedicate un momento a chi, dall’altra parte del mondo, soffre per colpa di uno Stato imbelle e senza attributi. Fra un brindisi e un regalo pensate a Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i «due marò» che dovevano tornare per Natale e invece se li sono dimenticati in India insieme alle ipocrite assicurazioni dei nostri governanti. Trovate del tempo per una preghiera, perché soltanto su Nostro Signore ormai possiamo confidare. E soprattutto, quando sarà l’ora del voto, ricordatevi di Monti e di quanti come lui, in successione, hanno preso per i fondelli la coppia di specialisti di Marina, i loro familiari e gli italiani tutti, inclusi quelli che non si sono appuntati sul bavero il «nastro giallo» della solidarietà ai fucilieri. I militari ostaggio a Nuova Delhi non torneranno a casa per le feste (come invece fecero lo scorso anno, salvo poi ripresentarsi in India) perché le cose laggiù si sono maledettamente complicate, e la voglia di forca e di vendetta rappresenta un formidabile propellente per i nazionalisti indù in campagna elettorale. Persino il presidente Napolitano s’è dovuto arrendere allo sconfortante status quo. Nella telefonata ai due marò ha ripetuto lo stesso discorso dell’anno passato, s’è augurato di rivedere presto a casa Massimiliano e Salvatore, ma ha dovuto ammettere che l’infuocato appuntamento con le urne indiane non facilita il lavoro della diplomazia italiana (che sin qui, a esser generosi, ha dato risultati sconfortanti e inconcludenti). Nelle parole del capo dello Stato l’ammissione, implicita, di quanto sempre meno contiamo in casa nostra e quanto poco ci facciamo rispettare fuori. Da noi l’ambasciatore indiano si può permettere di prendere in giro il capo dello Stato assicurando - sei mesi fa - una soluzione pacifica in tempi rapidissimi. Da loro, la sola idea di un mancato rientro dei marò in India dopo la breve «vacanza» in patria, aveva prodotto la minaccia di arresto del nostro rappresentante diplomatico. Gli altri urlano, e ottengono. Noi abbassiamo lo sguardo, e la prendiamo in quel posto. Fortuna che esistono persone come quei due di Viterbo, disoccupati con un cuore grande così, che si sono proposti come «ostaggi temporanei» in India per far tornare brevemente i marò dalle loro famiglie. Vale più un gesto così che tante parole di quelli lì.

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