Calamandrei sosteneva che spesso un eccesso di giustizia può diventare "mala giustizia". In Italia la giustizia che funziona non proprio bene, ha rimesso in circolazione e consentito loro di evadere, un pluriomicida affetto da turbe psichiche gravi e un camorrista assassino, ma ha rifiutato l'affidamento ai servizi sociali di Totò Cuffaro che rinchiuso a Rebibbia, si è rivelato dal 2011 un detenuto modello, ora solo desideroso di mettersi al servizio della società che soffre, anche per dare un senso più compiuto alla pena da scontare. Totò "vasa vasa", ex governatore della Regione Sicilia, ex politico da centinaia di migliaia di preferenze, è stato condannato a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato di Cosa Nostra. Non per associazione mafiosa, non per concorso esterno con la mafia. Per lui è stato coniato un reato inedito che è la simpatia per la mafia, reato che Cuffaro non ha mai voluto ammettere, un teorema che così concepito prevede collaborazione prima dell'affidamento ai servizi sociali, in pratica una confessione che non c'è stata. Intendiamoci, se Cuffaro ha tutto il diritto di professarsi innocente, la corte d'appello di Palermo può avere i suoi buoni motivi per non considerarlo tale. Ma in mezzo c'è il discorso del recupero del condannato, del suo futuro reinserimento e dell'obbligo dell'apparato giudiziario di favorire questo percorso. Cuffaro, per generale ammissione di chi lo sorveglia e custodisce da tre anni, sembra essere bene avviato sulla strada della redenzione. Un detenuto che assiste, conforta, scrive lettere per i compagni di cella, che fa volontariato interno, se i comportamenti sono rivelatori di una verità, forse meritava diversa considerazione. Il ministro Cancellieri ha liberato gridolini di gioia alla notizia dei due evasi assassini riacciuffati dalla polizia, ma se si concedono con disinvoltura permessi e libertà a soggetti come loro, non si può poi negare a un recluso considerato modello la possibilità di espiare la pena nel contesto sociale. Una giustizia così, diceva Calamandrei, diventa mala giustizia, perché mette in discussione il tacito patto tra delitto e castigo: per ognuno che delinque pensando di essere persona perbene, c'è sempre qualcuno che vorrebbe tornare galantuomo, ma che tutti vogliono delinquente solo per vederlo a lungo nelle braghe del galeotto.
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