È scontro fra il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e il presidente del Consiglio, Enrico Letta. Parlando a margine della presentazione del Rapporto del Centro Studi di viale dell'Astronomia, il leader degli industriali ha utilizzato parole molto critiche. Ha detto che la crisi economica ha avuto «gli effetti di una guerra». Ma soprattutto «la profonda recessione, la seconda in sei anni, è finita. I suoi effetti invece no». Per questo parlare di ripresa «è per molti versi improprio», suona «derisorio». E ancora: «Il Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale». Un quadro a tinte fosche e, nonostante i lievi segnali di miglioramento, anche il futuro resta molto incerto. Confindustria, inoltre, nel suo report boccia di fatto la legge di Stabilità del governo Letta, «un intervento modesto sul 2014 che ritocca marginalmente il deficit. In termini di Pil si tratta di qualche decimale (0,2%)». Secondo gli industriali «l'intervento principale proposto è quello sul cuneo fiscale, ma le risorse stanziate non sono in grado di incidere significativamente». Ovviamente, il presidente del Consiglio non si è lasciato sfuggire l'occasione per una replica polemica. Ha spiegato che il governo ha messo in campo tutti gli strumenti che servono alla crescita senza però compromettere il bilancio dello Stato. «Confindustria dovrebbe sapere che tenere i conti a posto vuol dire far calare lo spread, come oggi che abbiamo raggiunto il punto più basso in due anni e mezzo. Ho la responsabilità di tenere in equilibrio la barca dell'Italia. Voglio che ci siano strumenti per la crescita senza sfasciare i conti pubblici. Nessuno ha la bacchetta magica. Nessuno stampa moneta e penso che gli imprenditori della Confindustria dovrebbero essere i primi a sapere che tenere i conti a posto vuol dire far calare gli spread, come oggi che siamo arrivati a 219, al punto più basso da due anni e mezzo a questa parte. Io ho il compito di non sfasciare i conti pubblici». Immediata la replica di Squinzi: «Per la verità noi non abbiamo chiesto certo di sfasciare i conti, il nostro obiettivo è di allocare quelle poche risorse che ci sono in questo momento per non sfasciare il Paese». Poi, ha anche commentato la proposta dell'entourage di Matteo Renzi di abolizione dell'articolo 18 per i neoassunti: «Va nella direzione giusta ma non è sufficiente. Per assumere bisogna prima creare le condizioni per avere più lavoro». «Ai ritmi ipotizzati il Pil non tornerà ai valori del 2007 prima del secondo trimestre del 2021», ha proseguito il presidente di Confindustria. Per questo bisogna «cambiare passo e registro». Infine, ha lanciato l'allarme: «La nostra sopravvivenza come paese industriale è ancora a rischio, lo è più di prima». Ecco perché «al governo e alla politica diciamo che bisogna agire con coraggio e rapidità, perché ogni giorno perso vuol dire far morire le imprese e lasciare persone senza lavoro». Una prudenza dettata dai dati del Centro Studi. L'analisi stima un andamento del Pil negativo, in calo dell'1,8% quest'anno, per poi risalire dello 0,7% nel 2014; nel 2015 la crescita viene stimata all'1,2%.
Squinzi affonda Letta «La ripresa? Non c’è»»
È scontro fra il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e il presidente del Consiglio, Enrico Letta. Parlando a margine della presentazione del Rapporto del Centro Studi di viale dell'Astronomi...
