Politica

«Basta, non ho preso un euro per me»

Parla Gasparri, accusato di peculato per la polizza finanziata coi soldi del gruppo Pdl «Ho accantonato delle cifre per le cause di lavoro degli ex dipendenti. Sono sereno»

«Vedremo se aver fatto degli accantonamenti per affrontare delle normali vicende giudiziarie di lavoro (le chiamerei controversie) sia stato un reato o meno. Personalmente, credo di no, ma lo dico con serenità e sottovoce». Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, reagisce con tranquillità alle richieste di dimissioni mossegli dal MoVimento 5 Stelle dopo la notizia di un’indagine a suo carico per il reato di peculato. All’apertura dei lavori di ieri a Palazzo Madama, la richiesta è stata recitata dalla capogruppo dei grillini, Paola Taverna: «La formale accusa di peculato - ha detto la senatrice - è del tutto incompatibile, a nostro parere, con il ruolo e con le funzioni di Vice Presidente del Senato della Repubblica». Gasparri è stato prima difeso dalla collega di Forza Italia Elisabetta Alberti Casellati, che ha invitato al rispetto dello Stato di diritto: «C’è la magistratura che sta facendo tutte le sue indagini, un avviso di garanzia non significa affatto un’accusa precisa: significa soltanto che c’è un'indagine in corso, che in parte è già stata archiviata». Poi è stato lo stesso Gasparri a prendere la parola. Si è difeso punto per punto e ha rivendicato, anzi, il suo ruolo nel rendere ancora più trasparenti le procedure di spesa dei vari gruppi politici in Parlamento. «Nella scorsa legislatura ho fatto parte della Giunta per il Regolamento che ha rivisto le regole di gestione dei fondi dei Gruppi, imponendo da questa legislatura tracciabilità, rendicontazione, pubblicazione on line». Gasparri ha sottolineato di aver accantonato una somma considerevole di quella ricevuta quale presidente del Gruppo Pdl al Senato in vista di possibili controversie di lavoro con i vari dipendenti che avrebbero cessato il proprio rapporto con il Pdl. E che a quel fine sarebbe stato realizzato l’investimento «incriminato», che in ogni caso fu proposto da un funzionario della Bnl di Palazzo Madama e non richiesto dallo stesso Gasparri. A Il Tempo il senatore affida altri particolari della vicenda. «Anche i circa 10mila euro maturati di interesse su quell’investimento - spiega - sono stati depositati sul conto spese per il funzionamento dell’ufficio di Presidenza». «Quell’investimento? - commenta con amarezza - Magari si poteva non fare, adesso farei scelte diverse. Ma da questa storia ho imparato soprattutto una cosa: d’ora in poi, ogni qual volta avrò a che fare con un’operazione bancaria, fosse anche il pagamento di una bolletta, chiederò sempre cosa accadrà in caso di mia morte. È un dibattito che non mi fa piacere dover affrontare, ma se le cose stanno così...».

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