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Traffico di rifiuti, Pansa rischia il processo

I pm di Napoli chiedono il rinvio a giudizio per il capo della Polizia. Imputazione più grave per l’ex Ds Bassolino: associazione a delinquere

Rischia di finire alla sbarra nella città che l’ha visto prima prefetto e poi commissario straordinario per l’emergenza ambientale, l’attuale capo della Polizia Alessandro Pansa. La procura partenopea ha infatti inviato, nella giornata di ieri, al giudice dell’udienza preliminare la richiesta di rinvio a giudizio per traffico organizzato di rifiuti. Con lui, i pm Ida Teresi e Pasquale Ucci intendono trascinare a processo anche l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso e la sua vice, Marta Di Gennaro. Discorso a parte meritano, invece, le posizioni di Antonio Bassolino, ex presidente della giunta regionale della Campania, e di Corrado Catenacci, altro sfortunato commissario straordinario finito addirittura in stato d’arresto per questa tranche investigativa. Nei loro confronti, infatti, i pubblici ministeri hanno avanzato la più grave imputazione di associazione per delinquere; reato per cui, invece, è stato archiviato nel luglio scorso proprio Pansa. L’indagine, che ha visto la conclusione della sua fase preliminare nel dicembre di due anni fa, riguarda l’illecito smaltimento del percolato nei depuratori della Campania, nonostante - è la tesi dell’accusa - tali strutture fossero del tutto inadeguate al trattamento del liquido prodotto dai rifiuti nelle discariche e nei CdR (gli impianti per la "fabbricazione" delle ecoballe). Inizialmente, il fascicolo era gestito dai pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello, che avevano anche istruito il primo maxi-processo per l’emergenza rifiuti in Campania per il periodo compreso tra il 2000 e il 2005. Procedimento che vedeva coinvolti lo stesso Bassolino e i vertici del colosso Impregilo e conclusosi, qualche settimana fa, con una amplissima formula assolutoria. Nello specifico, nel dicembre 2011, i sostituti procuratori Teresi e Ucci avevano scritto nell'avviso di chiusura indagine, che gli ex commissari straordinari Catenacci, Pansa e Bertolaso (quest'ultimo in collaborazione con Marta Di Gennaro), con le loro condotte, avevano agevolato "attivamente" nonché istigato "gli altri concorrenti nel reato nel porre in essere artifizi e raggiri per occultare e dissimulare la pessima gestione degli impianti di depurazione, comprensivo dell'illecito conferimento del percolato". Artifizi che, nella ricostruzione accusatoria, sarebbero consistiti nella "omessa segnalazione e contestazione della cattiva gestione dei depuratori" oltre che nella redazione, "con la piena conoscenza della pessima gestione dei depuratori", di autorizzazioni al conferimento del percolato, con la falsa attestazione "di una capacità depurativa residua in realtà inesistente". L'ufficio giudiziario partenopeo aveva contestato agli indagati, poi, le omissioni, relative al persistere della pessima attività di depurazione, di "comunicazioni, note, analisi, notizie, rigetti di autorizzazioni allo scarico finale, ovvero conferme di precedenti rigetti, tutte convergenti nel senso del cattivo processo di depurazione in corso, del superamento dei limiti tabellari di scarico e dell'incidenza sul medesimo anche del conferimento del percolato". In totale, le richieste di rinvio a giudizio nell’inchiesta "Marea nera" riguardano 39 indagati (rispetto alle 41 posizioni originarie) e 10 società. A trenta di loro, l’ufficio giudiziario del capoluogo campano contesta l0accusa di associazione per delinquere. È bene specificare, comunque, che si tratta di ricostruzioni della parte inquirente che saranno ora vagliate da un giudice terzo nel diritto del contraddittorio nel corso dell’udienza preliminare, quando gli imputati potranno produrre memorie difensive e illustrare le proprie posizioni. Per ironia del destino, fu proprio il prefetto Pansa, il 5 novembre 2007, a chiedere al Governo di essere incaricato commissario straordinario per lo smaltimento del percolato. La richiesta - disse a quell’epoca il portavoce della struttura di Governo - era stata avanzata perché, in Campania, non esistono strutture pubbliche in grado di gestire il trattamento e con i privati i problemi (anche di natura criminale) erano diventati ormai ingestibili. Secondo Pansa, invece, la gestione commissariale avrebbe consentito di seguire tutto l’iter economico delle ditte che gestiscono il percolato. Attraverso il suo legale, Filippo Dinacci, il capo della Polizia ha espresso «fiducia nella magistratura tutta e in particolare nella Procura di Napoli» dicendosi «certo di poter chiarire il tutto in tempi brevi».

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