Ecco il Paese che soffre. Lo spettacolare risultato dell’austerity che non ha rimesso a posto nulla nelle finanze pubbliche, ma ha inserito nell’elenco di chi non ce la fa o stenta ad arrivare a fine mese, un numero ben congruo di italiani. L’ufficialità del dato che è palpabile in ampi strati della popolazione è arrivato ieri dalle cifre che l’Istat ha tirato fuori nel suo rapporto su reddito e condizioni di vita del 2012. Ebbene quasi un terzo, il 29,9% della popolazione italiana risulta a rischio di povertà o esclusione sociale. Rispetto al 2011, l’indicatore cresce di 1,7 punti percentuali, per l’aumento della quota di persone in famiglie severamente deprivate (dall’11,2% al 14,5%). Quasi la metà (il 48%) dei residenti nel Mezzogiorno è a rischio di povertà ed esclusione ed è in tale ripartizione che l’aumento della severa deprivazione risulta più marcato: +5,5 punti (dal 19,7% al 25,2%), contro +2 punti del Nord (dal 6,3% all'8,3%) e +2,6 punti del Centro (dal 7,4% al 10,1%). A rischiare di più sono le famiglie numerose (39,5%) o monoreddito (48,3%); aumenti significativi, tra il 2011 e il 2012, si registrano tra gli anziani soli (dal 34,8% al 38,0%), i monogenitori (dal 39,4% al 41,7%), le famiglie con tre o più figli (dal 39,8% al 48,3%), se in famiglia vi sono almeno tre minori. Il rischio di povertà o esclusione sociale - sottolinea l’Istat - è di 5,1 punti percentuali più elevato rispetto a quello medio europeo (pari al 24,8%). Nel 2012 la severa deprivazione è aumentata di più fra le persone che hanno come entrata familiare principale un reddito da lavoro autonomo (la quota sale al 12,6% dal 7,1% dell'anno precedente) rispetto a quelle con un reddito prevalentemente da lavoro dipendente (dal 10,7 al 13,7%). Per la prima tipologia di famiglie ad aumentare è soprattutto l’incapacità a sostenere spese impreviste (dal 30% al 35,7%), a fare in un anno una settimana di ferie lontano da casa (dal 38% al 43,7%), a riscaldare adeguatamente l'abitazione (dal 12,8% al 17,7% o che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 12,4% al 16,8%). Si conferma inoltre -ha segnalato ancora l’Istat- lo svantaggio degli autonomi rispetto ai lavoratori dipendenti in termini di rischio di povertà e la maggiore vulnerabilità, per tutti e tre gli indicatori (rischio povertà, severa deprivazione materiale e bassa intensità di lavoro), di coloro che vivono prevalentemente di pensioni rispetto a chi percepisce redditi da lavoro. La tipologia familiare meno esposta a povertà e deprivazione è quella delle coppie senza figli: il rischio di povertà e la severa deprivazione sono inferiori alla media, rispettivamente, di circa 8 e di 5 punti percentuali. Le coppie con uno o due figli, nonostante l’aumento osservato tra il 2011 e il 2012, mostrano livelli di rischio di povertà o esclusione sociale più contenuti delle persone che vivono sole, anche giovani, mentre risultano più vulnerabili gli individui in famiglie con tre o più figli: quasi un quarto (il 22,7%) è deprivato in maniera severa, il valore sale al 28,1% se in famiglia vi sono almeno tre minori. Elevati livelli di rischio di povertà o esclusione sociale si osservano, infine, tra le famiglie con figli dove è presente un solo genitore (in aumento dal 39,4% del 2011 al 41,7% del 2012), tra gli anziani soli (dal 34,8% al 38%) e tra le famiglie di altra tipologia (stabili al 37%). A determinare questa situazione è anche il calo della ricchezza prodotta dal Paese e di conseguenza la quota di produzione cha arriva sotto foma di salari. La metà delle famiglie residenti in Italia ha percepito, nel 2011, un reddito netto non superiore a 24.634 euro l’anno (circa 2.053 al mese). Nel Sud e nelle Isole - ha spiegato l’istituto - il 50% delle famiglie percepisce meno di 20.129 euro (circa 1.677 euro mensili). Il reddito mediano delle famiglie, che vivono nel Mezzogiorno è pari al 73% di quello delle famiglie residenti al Nord; per il Centro il valore sale al 96%. Il 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia percepisce il 37,5% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta l'8%. A corredo la ricerca della Coldiretti ha aggiunto che aumentano del 35% gli italiani che non riescono a permettersi un pasto proteico adeguato almeno ogni due giorni che hanno raggiunto la cifra record di circa 10 milioni. Tra questi si contano ben 428.587 bambini con meno di 5 anni di età e 578.583 over 65 anni che sono dovuti ricorrere ad aiuti alimentari. Il Paese questo non lo capisce più.
Rapporto Istat: italiani poveri e al freddo, uno su tre non ce la fa
Le famiglie faticano ad affrontare spese impreviste. Metà dei lavoratori autonomi non va in ferie. Soffre di più chi vive da solo e chi ha più di tre figli
