Politica

La sinistra fa guerra ai Forconi

Il Comune di Roma dice no al presidio in piazza del Popolo. Ma a Porta Pia i Movimenti per la casa hanno messo le tende

Sembra che il Comune di Roma giochi a figli e figliastri, a destra contro sinistra. Mercoledì prossimo i rivoltosi dei Forconi non possono mettere le tende a piazza del Popolo e rimanerci. Mentre il 19 ottobre scorso il Movimento per la casa invece le ha piantate a Porta Pia, sotto le finestre del ministero dei Trasporti, del palazzo delle Ferrovie dello Stato, davanti alla statua del bersagliere. E i manifestanti ci sono rimasti due giorni, costringendo il sindaco Ignazio Marino a lanciare un appello ai sindacati dei trasporti perché revocassero lo sciopero dei bus. Insomma, la misura usata per calcolare la protesta pare non sia la stessa. Ieri il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro è stato chiaro: ritiene «inopportuno» un possibile accampamento a oltranza a piazza del Popolo. Il tema probabilmente verrà affrontato con il Campidoglio. Il giorno prima anche il vicesindaco di Roma Luigi Nieri si era dichiarato contrario a qualsiasi «occupazione» a oltranza della piazza. «Pur nel rispetto della libertà di espressione di ciascuno - aveva detto - non vogliamo che piazza del Popolo si trasformi in una tendopoli». E ieri il sindaco Ignazio Marino ha rimarcato la linea: «Confermo le parole già espresse dal vicesindaco da cui è stato tutto interamente gestito. Come amministrazione siamo assolutamente favorevoli a qualunque espressione democratica di dissenso rispetto a decisioni o linee che possano essere espresse da amministrazioni locali o nazionali. Tuttavia - prosegue - siamo, da un lato, molto attenti affinché tutto avvenga senza nessuna forma di violenza e, nello stesso tempo, non ammettiamo l’idea che ci possa essere un accampamento nella città. I costi della pulizia, della gestione delle strade e dell’ordine pubblico in gran parte ricadono poi sui romani. Non possiamo permettere e non siamo assolutamente d’accordo su accampamenti notturni nelle nostre piazze e per di più nella settimana natalizia». In pratica, il Comune non vuole tollerare che i manifestanti con la bandiera tricolore portata dagli estremisti di destra di CasaPound - tacciati dal premier Enrico Letta di essere a capo del movimento e di essere antisemiti - facciano quello che lui ha già permesso ai "gemelli" dell’estrema sinistra. Quindi sullo sfondo ricompaiono divisioni ideologiche, tenute vive dal Comune che userebbe due pesi e due misure. Il Movimento per i senza casa, sfilato assieme a No Tav piemontesi, No Muos, Cobas e centri sociali, voleva tenere alta l’attenzione su problemi cari alla sinistra e denunciare la sua insoddisfazione per la distratta politica del suo naturale rappresentante politico, il Pd. La guerra di famiglia è esplosa un mese dopo l’"accampada" di Porta Pia, in occasione del vertice italo-francese a Villa Madama. Un nutrito gruppo di manifestanti, tra i quali No Tav e appartenenti ai movimenti per la casa, a volto coperto, ha tentato di forzare più volte il cordone delle forze dell’ordine schierato in via dei Giubbonari e Campo de’ Fiori, nel cuore della Capitale. Poi, dopo lanci di bottiglie e sanpietrini, cariche e scontri, la rabbia dei No Tav si è scagliata anche contro una sezione storica del Pd, fatta bersaglio di vandalismi e insulti ai militanti apostrofati come "fascisti". Tre giorni dopo il "manifesto anti-Pd" firmato dal leader del Movimento romano per la casa, Paolo Di Vetta, e apparso sui siti d’area: «Il Pd è un obiettivo politico. Ecco perché l’abbiamo assaltato». I Forconi sono un altro urlo anti-governo che si è alzato dallo Stivale. Ma sembra che l’approccio sia diverso. La protesta è divampata in varie parti d’Italia. A Roma, a piazzale dei Partigiani, all’Ostiense, al fianco dei manifestanti si sono uniti anche i neo fascisti di CasaPound. Una presenza senza simboli politici ma solo con il Tricolore. Oggi a Roma, negli uffici della Digos dovrebbero essere convocati gli irriducibili di Danilo Calvani, autorizzato dalla polizia a svolgere il presidio, il quale ieri però ha consumato una frattura con gli altri nove leader che hanno preso le distanze dalla manifestazione del 18, temendo le infiltrazioni di violenti che oscurerebbero i motivi della giornata di protesta, prevedendo un’altra tra giovedì e venerdì.

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