Oltre quattromila club in poco più di un mese, solidarietà e aiuti «concreti» alla popolazione in cima all’agenda, sana competizione tra militanti e politici «di professione» per comporre la futura classe dirigente. Marcello Fiori, neocoordinatore dei Club Forza Silvio, snocciola con orgoglio i primi risultati della sua gestione. E a chi teme un terremoto all’interno di Forza Italia, con le nuove leve all’assalto del partito, lancia un avviso: «Il ricambio è un dovere, non un fastidio». Fiori, quanti club sono nati finora sul territorio? «Alle 12 di ieri (giovedì, ndr) erano 4.039, di cui 82 all’estero. Incredibile se si considera l’assenza di pubblicità». Come agiranno i club? «Ci sarà una campagna di sensibilizzazione sui temi lanciati lo scorso 8 dicembre. Partiamo dalla "solidarietà azzurra". In Italia ci sono 5 milioni di poveri, uno dei quali è composto da bambini. Più della metà sono nel meridione. Noi metteremo in campo atti concreti, organizzeremo cene di solidarietà, aiuteremo i centri anziani, faremo la spesa per la Caritas. Meno discussioni astratte, più fatti». Come le vecchie «sezioni»? «Non ho in mente quel modello. L’obiettivo è creare le vere radici del movimento Forza Italia, riallacciare i rapporti tra politica e territorio, specie ora che le istituzioni appaiono lontane dal popolo. I club risolveranno concretamente i problemi delle persone». Ha sorpreso l’impegno per gli animali. È l’«effetto Dudù»? «Il tema in passato è stato trattato in modo troppo snobistico. La verità è che il 55% delle famiglie italiane ha un animale domestico e globalmente si spendono per loro 3 miliardi l’anno. Gli animali migliorano la qualità della vita, non possiamo permettere che il loro mantenimento in tempi di crisi diventi un problema». Dal punto di vista più «politico» qual è l’obiettivo dei club? «Vogliamo riavvicinare quei sei milioni che in passato hanno votato centrodestra e ora si sono rifugiati nell’astensione o nell’antipolitica alla Grillo. In più abbiamo la possibilità di creare la nuova classe dirigente del centrodestra». Tocca un nervo scoperto. Che ne penseranno i «vecchi»? «Berlusconi è stato chiaro: Forza Italia avrà due gambe, da una parte chi è già nel partito, dall’altra i club. Non c’è contrapposizione ma complementarità. Si immette una sana competizione che farà bene a tutti». Non teme resistenze? «Io faccio il mio. Nel 1998, al primo congresso di Forza Italia, Guido Possa rivendicò con orgoglio la nascita di 2.200 club in quattro anni. Ora siamo al doppio in un mese. Bisogna riuscire a incarnare questo desiderio, questa domanda di partecipazione deve farci tutti contenti». L’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti vi tarperà le ali? «No. I club si autofinanzieranno con le quote associative. Il partito non chiede nulla e non ci darà nulla. In più non porremo il vincolo della sede fisica: bisogna lanciare il messaggio che l’epoca degli sprechi è finita, non si può affittare una sede per usarla due volte a settimana. Semmai si affitteranno di volta in volta delle sale, ma useremo soprattutto il web». L’eventuale uscita «forzata» del Cav dalla vita politica avrà un effetto negativo? «Mi auguro di no. Anzi spero che l’assurdo trattamento che ha ricevuto Berlusconi sia uno stimolo in più a iscriversi ai club per testimoniargli la solidarietà». Se non si andrà subito al voto l’entusiasmo scemerà? «I club nascono per essere un’organizzazione stabile. Non una scelta momentanea ma la nostra autoriforma della politica. Ciò non toglie che, in periodo di elezioni, i militanti saranno fondamentali per fare campagna e controllare gli scrutini da "sentinelle del voto"».
«I club? Il ricambio è un dovere I vecchi non abbiano paura»
Carlantonio Solimenec.solimene@iltempo.it Oltre quattromila club in poco più di un mese, solidarietà e aiuti «concreti» alla popolazione in cima all’agenda, sana competizione tra militanti e...