Politica

Eredi «uguali» senza aggettivi

di Sarina BiraghiI figli so’ piezz ’e core. Così devono essere, sempre e comunque. Perché i figli sono figli e basta. Belli, vivaci, furbetti, mammoni, rompiscatole, mangioni o teneroni, tutto ma...

I figli so’ piezz ’e core. Così devono essere, sempre e comunque. Perché i figli sono figli e basta. Belli, vivaci, furbetti, mammoni, rompiscatole, mangioni o teneroni, tutto ma non «legittimi» o «naturali». O «adottivi». Finalmente viene riconosciuto il principio di unicità dello stato di figlio e noi, paese Italia, abbiamo compiuto un passo avanti di civiltà: nessuna differenza tra i bambini nati dentro o fuori dal matrimonio. E via dal codice civile qualunque aggettivazione che possa introdurre «possibili forme di discriminazione». Così ha deciso il Consiglio dei ministri che ha approvato un decreto legislativo di revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione. Non ci saranno più categorie di figli, pargoli di serie A o serie B: ora sono tutti uguali davanti alla legge sia che nascano da coppie sposate che accompagnate e saranno uguali anche nelle spartizioni testamentarie. Non solo, nati dentro o fuori dalla famiglia hanno diritto comunque ad essere accuditi da nonni e zii semmai venissero a mancare mamma e papà, vale a dire l’introduzione del principio per cui la filiazione fuori dal matrimonio produce effetti successori nei confronti di tutti i parenti e non solo dei genitori. Viene, infatti, sostituita la nozione di «potestà genitoriale» con quella di responsabilità genitoriale». Il decreto legislativo, annunciato cinque mesi fa, non è soltanto un atto di civiltà ma un adeguamento all’attualità considerato che riguarda una platea di soggetti cresciuta negli ultimi anni di pari passo con i cambiamenti della società, e che oggi conta circa 134 mila persone, secondo gli ultimi dati Istat, vale a dire un nuovo nato su quattro. Per questi bebè non conta più il letto in cui sono stati concepiti, conta che un uomo e una donna li hanno voluti e generati. Per questo sono figli. E basta.

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