Gentile Angelo, la vicenda di suo padre grida vendetta. Ed è una vendetta assimilabile a quella che lo Stato consuma in modo vile, silente e vergognoso su un detenuto ridotto a una larva che per quante (e sono tante) colpe abbia commesso, per quanta gente (tantissima) abbia fatto soffrire, ha comunque diritto a un trattamento non disumano, a cure mediche, a un brandello d’affetto ora che non è più in grado di comprendere e volere. Ci vengono i brividi a ripensare alla scia di sangue lasciata da suo padre. E ovviamente capiamo le vedove e gli orfani che inorridiscono all’idea di un qualsiasi alleggerimento della detenzione a Provenzano. Non perdoniamo, però, quanti fanno finta di non sapere che né lei né il vostro avvocato avete chiesto la scarcerazione ma solo l’eliminazione del carcere duro. Servirebbe pietà cristiana, la stessa che suo padre non provava per le sue vittime. E servirebbe uno Stato che non avesse paura dei fantasmi inchiodati a un letto, in coma a giorni alterni, con sonde ad alimentare scheletri coi polsi legati per impedire al moribondo di strapparsi le flebo. Dunque, caro Angelo, anche se persino i pm si sono convinti della gravità della situazione, non telefoni alla Cancellieri. Senza intercettazioni forse qualcosa la ministra avrebbe potuto fare, ma anche a lei, come a suo padre, hanno legato le mani. Di Meo a pagina 7
Vendetta senza pietà
di Gian Marco ChiocciGentile Angelo,la vicenda di suo padre grida vendetta. Ed è una vendetta assimilabile a quella che lo Stato consuma in modo vile, silente e vergognoso su un detenuto ridotto a...