Politica

Renzi rinuncia ai rimborsi elettorali

È la «sorpresina» a Grillo che il segretario del Pd annuncerà domenica L’abolizione è legata a un’intesa sulle riforme. Per escludere Alfano

Matteo prepara la «sorpresina» a Beppe Grillo. Il leader del M5S ha trovato pane per i suoi denti. Alle punzecchiature del comico il neosegretario del Pd decide di rispondere subito. Il primo affondo arriverà domenica, in occasione dell’Assemblea nazionale dei democratici che eleggerà formalmente Renzi segretario. L’idea della «sorpresina» a Grillo era stata avanzata dal sindaco di Firenze già martedì sera su Twitter e confermata ieri. «Grillo ha detto: "Caro Renzi - a volte mi chiama Renzie, a volte ebetino, è sempre un signore - firma qui, abolisci il finanziamento ai partiti?», ricorda il segretario del Pd. «Visto che dice "Renzie firma qui" io domenica all’assemblea del Pd gli faccio una sorpresina e vediamo come va a finire», insiste Renzi che svela anche «l’hashtag #sorpresina». E, sempre in risposta a Grillo - che lo chiama Renzie, scritto come Fonzie di Happy Days - l’ex rottamatore dice: «Che poi io non ho nemmeno il profilo: sono più Ricky Cunningham che Arthur Fonzarelli». Ma a quale «sorpresina» si riferisce Renzi? Lo stato maggiore renziano ha lavorato a lungo all’evento di domenica. Tra i più attivi il responsabile dell’organizzazione Luca Lotti e le deputate Maria Elena Boschi e Marianna Madia. Probabile che il segretario del Pd annunci la rinuncia da parte del Nazareno al finanziamento pubblico e ai rimborsi elettorali. «Di certo la sorpresina a Grillo riguarderà quell’argomento», confermano fonti renziane. Renzi proporrà all’Assemblea e a Grillo un pacchetto di riforme tra cui l’abolizione del finanziamento pubblico, la legge elettorale in senso maggioritario, l’abolizione di Senato e Province, la riforma del Titolo V della Costituzione. «L’agenda da oggi la detta il Pd» non Grillo, spiega Renzi. E neppure Alfano, che il neosegretario vuol tagliare fuori. Sul fronte sindacale, dopo le polemiche del passato l’ex rottamatore lavora all’intesa con il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini, incontrato ieri pomeriggio a Firenze in occasione dell’inaugurazione di una mostra storico-fotografica dedicata al sindacato dei metalmeccanici Cgil. Una stretta di mano tra i due, durante il taglio del nastro, che sigla di fatto una tregua tra i due, che durante la cerimonia si scambiano reciproci apprezzamenti, condividendo alcune questioni, tra cui la necessità di arrivare a un provvedimento che garantisca la rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro. Al termine del suo discorso, il leader dei metalmeccanici rivolge un augurio a Renzi per il suo nuovo impegno politico. Il sindaco usa un tono colloquiale e amichevole, lo chiama «Maurizio» e scherza sulle recenti posizioni che li avevano divisi riguardo alla gestione della Fiat: «Per venire a Firenze, Landini ha fatto pace con Marchionne; lui sa che io sono per la polemica contro Marchionne e lui è a favore». Renzi illustra più volte a Landini ciò che il Comune sta facendo per la cultura in città, in particolare destinando sempre più risorse per le biblioteche pubbliche, e gli ha ricordato anche una vicenda del 1953 quando l’allora sindaco Dc Giorgio La Pira chiese al presidente dell’Eni Enrico Mattei di salvare la Pignone. «Quella è stata la miglior privatizzazione italiana», chiosa Renzi. Infine il sindaco-segretario osserva a proposito dei problemi occupazionali e del lavoro: «Dobbiamo uscire dalla logica che la politica fa i tavoli ma le questioni strutturali non sono state e non vengono mai toccate». Sul fronte del Nazareno si fa più intenso il pressing su Cuperlo affinché lo sfidante sconfitto accetti la presidenza del Pd. «Sarebbe bello domenica eleggere in Assemblea Cuperlo presidente», dice Gianni Pittella, vicepresidente del Parlamento Ue e sconfitto al primo turno del congresso. Una posizione condivisa dalle deputate Valeria Valente e Anna Rossomando, sostenitrici della mozione. Cuperlo riunisce il proprio stato maggiore e, al termine di un confronto durato 5 ore, decide di prendersi altre 24 ore per decidere se accettare o declinare l’offerta di Renzi. A spronarlo sono i giovani turchi e i bersaniani. I dalemiani lo invitano a pensare bene prima di dire di no. «Gianni mantiene forti perplessità e sta riflettendo. A questo punto è una scelta tutta sua», dicono i cuperliani. Una decisione che maturerà dopo un colloquio con Renzi in programma in giornata. Cuperlo chiede al segretario di far cessare il clima di delegittimazione verso i «big» del Nazareno che hanno sostenuto la mozione sconfitta, Massimo D’alema e Anna Finocchiaro in primis. Il nodo è anche la compatibilità tra una funzione di garanzia, come quella del presidente dell’Assemblea, e il ruolo di guida dell’area che tutti hanno chiesto a Cuperlo di assumere. Su questo sarà importante anche il confronto con Renzi, che punta a coinvolgere anche le minoranze. Ma resta da capire quale spazio di manovra potrà avere un presidente capo di un’opposizione interna che avrà il compito di riorganizzare il campo e cercare di allargarlo. Se Cuperlo rifiutasse, la presidenza potrebbe comunque essere affidata a qualcun altro della mozione: si parla di Pier Luigi Bersani e Guglielmo Epifani. Ma il nome buono potrebbe essere quello del governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Se invece Cuperlo accettasse, si libererebbe la casella di capo dell’area, cui ambirebbero i giovani turchi.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.