Politica

Mio padre e Silvio due «nemici da abbattere»

di Stefania Craxi Il libro di Nicolò Amato, «Bettino Craxi dunque colpevole», è la conclusione scontata del teorema del «non poteva non sapere» in cui le garanzie di difesa, i diritti dell’uomo e...

Il libro di Nicolò Amato, «Bettino Craxi dunque colpevole», è la conclusione scontata del teorema del «non poteva non sapere» in cui le garanzie di difesa, i diritti dell’uomo e del cittadino, prima ancora che del politico, sono stati ridotti a brandelli, a enunciati senza valore. Un sistema delittuoso nei confronti della verità, della giustizia e del diritto, che non poteva che innescare una perversa spirale di arbitri, eccessi e violenze che si trascinano fino ai nostri giorni. Craxi fu, di fatto, colpevole di aver governato a lungo e bene l’Italia rompendone l’asse compromissorio e senza l’influenza di un Pci di cui, peraltro, aveva messo in evidenza i limiti e le contraddizioni. Craxi per loro non era un «avversario» normale, bensì «il nemico da abbattere», per di più riformista, giunto con le carte in regola all’appuntamento con la Storia e che solo una vergognosa campagna di odio e falsità, alimentata dalla continua violazione del segreto istruttorio, poteva sconfiggere ed eliminare. L’autore fa precedere non a caso la ricostruzione dei processi a Craxi da un elogio del tanto coraggioso quanto inascoltato discorso del 3 luglio ’92. Un discorso che, se fosse stato rettamente inteso dal mondo politico, alleati e non, e da magistrati imparziali, avrebbe potuto cambiare il corso della storia ed evitare al Paese un ventennio di scontri e conflitti tra i poteri dello Stato e in particolar modo tra politica e Magistratura, con quest’ultima assurta al ruolo di potere egemone che ha ridotto la giustizia a una caricatura di se stessa. La raffica degli avvisi di garanzia verso Craxi è la cronaca di una guerra sancita dal comportamento partigiano della Procura di Milano che firma collegialmente tutti gli avvisi di garanzia e le richieste di autorizzazione a procedere. Tutte le 400 pagine del libro confermano le denunce fatte da Craxi ad Hammamet di aver subito un «processo speciale». È ormai chiaro a tutti che «Mani Pulite» è stata un’operazione politica violenta tesa a stravolgere gli assetti della Prima Repubblica (che andava riformata e superata) e far posto a nuovi attori rappresentativi di nuovi interessi internazionali. Per inciso, il progetto andò male perché, come si dice, «il diavolo fa le pentole ma non i coperchi», e mandato all’esilio Bettino Craxi comparve Silvio Berlusconi. Nuovo nemico da abbattere, anch'egli vittima degli stessi «processi speciali», accompagnati dalla nota grancassa mediatica.

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