La prima vittoria politica di Matteo Renzi spacca la maggioranza. Il dibattito parlamentare sulla legge elettorale si trasferisce dal Senato alla Camera. I capigruppo di Pd, Sel e M5S in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama danno il via libera al passaggio a Montecitorio del testo. Col voto contrario sia Ncd e Sc - che fanno parte della maggioranza - sia di FI e Lega. Alle 18 a Montecitorio il vertice tra il presidente del Senato Pietro Grasso e la presidente della Camera Laura Boldrini dà il via libera al trasferimento della riforma elettorale da Palazzo Madama alla Camera, mentre il Senato si occuperà delle riforme costituzionali, in particolare «quelle concernenti il superamento» del bicameralismo perfetto. Un’intesa («nell’interesse del Paese», twitta Grasso) raggiunta in meno di un’ora. Ma lo spostamento della riforma elettorale alla Camera spacca la maggioranza. I renziani esultano. Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (FI) ironizza e sfotte Alfano: «Si è ben capito chi detta l’agenda nel governo e nella maggioranza: Renzi». Inevitabili le ire di Ncd e Sc. «Il vero nodo è che se un governo c’è e ha una sua maggioranza, allora è la maggioranza che si deve mettere d’accordo sulla legge elettorale», dice il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello (Ncd), che chiede un accordo entro 10-15 giorni, altrimenti si aprirà la crisi e «ognuno si prenderà la sua responsabilità». Scelta Civica rintuzza. «Il presidente Letta ha il dovere di riportare un minimo di ordine nella sua maggioranza - dice il segretario politico Stefania Giannini - È indifferibile un incontro urgente tra i partiti che sostengono il governo». Duro anche Gianluca Susta: «Noi non siamo i servi sciocchi obbligati a votare qualcosa, siamo partner con pari dignità visto che abbiamo sempre sostenuto tutte le proposte avanzate dal Pd». Lorenzo Dellai, capogruppo alla Camera di Popolari per l’Italia, attacca: «Esprimiamo forte preoccupazione per il metodo che rischia di prevalere». Dellai parla di «forzatura» e dice: «La maggioranza non può dividersi su quale Camera debba iniziare il lavoro anziché accelerare il confronto e la ricerca di una convergenza tra le forze di maggioranza». A provare a disinnescare la bomba è il ministro per i Rapporti col Parlamento Dario Franceschini, che parla di «scelta equilibrata» da parte di Boldrini e Grasso «in assenza di un accordo tra forze le forze politiche» e assicura: «Sulle regole si parte da un’intesa tra i partiti di maggioranza, per poi doverosamente cercare un accordo più largo in Parlamento».
La prima vittoria di Matteo spacca il governo
La prima vittoria politica di Matteo Renzi spacca la maggioranza. Il dibattito parlamentare sulla legge elettorale si trasferisce dal Senato alla Camera. I capigruppo di Pd, Sel e M5S in commissione...
