Politica

Berlusconi: "L'Italia non è più una democrazia"

Il Cavaliere interviene alla presentazione del libro di Nicolò Amato "Bettino Craxi dunque colpevole": lo leggerò in galera. E attacca le toghe: "C'è un accordo per eliminarmi dalla scena"

Ora che è ufficialmente estromesso dal Senato, Silvio Berlusconi riparte nella sua battaglia (verbale) lì da dove era iniziata la sua avventura in politica, con la discesa in campo, e l'inizio conseguente della guerra ventennale con la magistratura. Dalla fine, cioè, della prima era della Repubblica italiana, che si era accompagnata con la fine, anch'essa decretata a suon di martellate sui banchi delle aule giudiziarie, del Psi, di Craxi e del craxismo. Il Cavaliere interviene a Roma alla presentazione del libro sul suo illustre predecessore alla Presidenza del Consiglio e alla gogna dei pm: “Bettino Craxi, dunque colpevole”, scritto da Nicolò Amato. E sarà l'ambiente in cui si trova (la fondazione Craxi), saranno i ricordi di quegli anni difficilissimi del dopo tangentopoli, saranno le amarezze del presente, ma il Cavaliere non lesina gli attacchi. “L'Italia non è più una democrazia”, dice. Inizia con leggerezza, Silvio Berlusconi: “Ho letto solo le prime 30 pagine, mi riservo di leggere il libro quando sarò in galera e avrò molto tempo a disposizione...”, scherza. Ma evoca un fantasma, quello della galera, che assieme all'altro fantasma, quello della fine del defunto leader socialista, suscita nel Cavaliere parole ancora dure, anzi durissime, contro i giudici e le procure rosse: “C'è un ordine dello Stato composto da funzionari, a cui è stato conferito il potere di togliere la libertà e il patrimonio che si è trasformato in contropotere dello Stato. È diventato un potere che ha sovrastato gli altri, a partire dal Parlamento”. Di Craxi, Berlusconi dice che “era un uomo giusto, buono, sincero, generoso, fin troppo”. Poi ricorda la sua “grande nobiltà di comportamento ai tempi dell'esilio". E viene spontaneo il paragone e il parallelismo con la vicenda del suo predecessore: “Anch'io ho provato quella indignazione e quel dolore quando, il primo agosto mi hanno condannato con sentenza ingiusta. Tant'è, che per il dolore e l'indignazione non riuscivo più a dormire. Non riuscivo più a vedere la gente e me ne sono stato chiuso a casa. Ho perso il sonno per più di un mese”. Anche se precisa che a differenza di Craxi lui non lascerà mai l'Italia per evitare la carcerazione. É amareggiato Berlusconi, non lo nasconde, e parla di una “situazione drammatica”, non solo per la sua vicenda personale, ma per tutto il Paese: “L'Italia non ha imparato a votare, quindi, c'è una situazione di un Paese non governato e non governabile” e tale sarà ancora “soprattutto se verrà fatta una legge proporzionale”. In quel caso “ci sarà solo la possibilità di un governo di larghe intese”, ma sia chiaro: “L'accordo difficilmente potrà essere tra Forza Italia e Pd, sarà un accordo tra Pd e M5S, ovvero giustizialismo che si somma all'ipergiustizialismo”. Anche perché il Pd “si è comportato facendo un accordo con la Magistratura per assassinare il leader del centrodestra e portare a compimento il disegno di vent'anni di eliminarmi dalla scena”. Ma poi il Cavaliere, come sempre, guarda oltre e pensa a quello che lo aspetta: “Fare campagne di informazione e convincimento per far votare gli italiani in modo compatto per il centrodestra”, e così riformare la giustizia, unica via per fare dell'Italia “un Paese libero dove i cittadini non debbano subire quello che ho subito io”. Il discorso si chiude con un dono. Stefania Craxi, la figlia di Bettino, regala a Berlusconi un vaso intitolato “l'Italia che piange”, fatto realizzare dall'ex leader socialista da un artigiano locale durante il suo esilio a Hammamet.

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