Politica

Alemanno-Meloni, prove d’intesa su An

La leader di Fdi entra nel cda della Fondazione e si avvicina all’ex sindaco Si studia una mozione unitaria per l’assise di domani. Sarà voto palese

Giorgia Meloni ufficialmente nel cda della Fondazione Alleanza Nazionale; voto palese per le mozioni che saranno presentate nella prima assemblea dell’ente che si terrà domani, a partire dalle 11, nell’hotel Ergife di Roma, rigorosamente a porte chiuse. Ma più ancora delle decisioni «ufficiali» prese dall’organo direttivo della Fondazione, contano gli avvicinamenti «ufficiosi». Ignazio La Russa, infatti, sarebbe riuscito a far diminuire la distanza tra le posizioni di Gianni Alemanno, anzioso di recuperare il simbolo di Alleanza Nazionale per riunire le destre e rilanciare il partito alle prossime europee, con quelle di Giorgia Meloni, meno propensa nelle ultime settimane a sacrificare un marchio, quello di Fratelli d’Italia, che si è dimostrato vincente nelle recenti consultazioni. Il compromesso non sarebbe stato ancora stilato nei dettagli, ma si cercherà fino alla fine di convergere su una mozione unitaria che al suo interno dovrebbe rinoscere sia Fratelli d’Italia come il naturale erede di Alleanza Nazionale sia la volontà dell’ex sindaco di utilizzare in qualche modo il simbolo del partito di via dello Scrofa. Sul «come» è probabile che in futuro si litighi ancora, il compromesso di inserire la semplice scritta Alleanza Nazionale nel simbolo di Fdi non piace a molti, anche perché lascerebbe fuori alcuni esponenti, come ex Udc o leghisti, che hanno aderito all’Officina per l’Italia senza provenire dalla storia di An. C’è altro rispetto al simbolo? Ufficialmente no, ma nella mozione inizialmente preparata dagli «alemanniani» si faceva cenno anche all’articolo 3 dello statuto dell’ente, dove si spiega che «la Fondazione potrà, ove lo ritenga opportuno, concorrere anche alla costituzione degli organismi anzidetti, ovvero a finanziarli». Anche se questo passaggio dovesse poi essere sacrificato, il discorso in assemblea si concentrerà inevitabilmente anche sul «tesoro» della Fondazione, quegli oltre 230 milioni di euro che in molti, specie chi non entrerà nella nuova An, non vorrebbero destinare al partito rinato. È prevista, infatti, anche una mozione, «sponsorizzata» da Gasparri, che chiederà alla Fondazione di destinare la propria liquidità al ricordo dei caduti della destra, con progetti che li onorino come libri, mostre, film o quant’altro. La battaglia si preannuncia accesa, il pronostico ancora incerto. Domani il responso.

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