«Ma quale cassa? Chi ci accusa di puntare al patrimonio della Fondazione An dimentica quanto diciamo da mesi: dateci il simbolo, tenetevi i soldi». Roberto Menia, ex Fli, sopporta a fatica le polemiche sorte intorno allo «scongelamento» di Alleanza Nazionale. «È assurdo - tuona - che si parli di furbizia o di operazione nostalgia. Io fui l’unico ad oppormi, nel 2009, allo scioglimento del partito. Ora il tempo mi ha dato ragione e, con la fine del Pdl, è venuta meno la stessa ragione di quella scelta. Mi dispiace solo che chi magari è finito in Forza Italia speri di impedirci di usare un simbolo che loro non vogliono più». Menia, da una parte c’è Storace che vuole resuscitare An a prescindere dalla Fondazione. Dall’altra Alemanno che persegue lo stesso obiettivo muovendosi all’interno dell’ente. La voglia di unire la destra è già a dura prova? «Con la volontà politica si possono superare tutte le divergenze. Per la prima volta l’obiettivo di riunire la destra è a portata di mano, non vedo perché vanificare tutto. Il fatto che in questi giorni anche la Fondazione abbia aperto a un’ipotesi del genere lo considero una vittoria politica di chi, come noi del Movimento per An, ci avevamo messo la faccia già il 9 novembre». I Fratelli d’Italia non sembrano convinti. «Li capisco, loro sono quelli tra noi che sono andati meglio alle elezioni, seppure rimanendo sotto il 2%. È normale vogliano un riconoscimento, non è detto che non si trovi un modo per rimarcare anche la loro identità». Perché resuscitare An? Per alcuni - tra correnti e colonnelli - non ha rappresentato un bel capitolo... «Io sono convinto che Alleanza Nazionale sia stata una bellissima storia per la destra italiana. Una destra vincente alle elezioni, capace di superare anche il 15%. In tanti dicono di rimpiangere il Movimento Sociale. Ne ho nostalgia anch’io, si figuri se non ricordo quelle battaglie. Ma An è stata capace di andare ben oltre i confini del Msi. Ed è stata capace di farsi destra di governo». Appunto. Cosa resta di quell’esperienza? «Tante cose importanti. Ne cito una. Con la legge del 2004 che porta il mio nome il 10 febbraio è diventato il giorno del ricordo delle vittime delle Foibe. Mi lasci anche dire che An è stata "sospesa" per scelta propria, non è morta come altri partiti per grane giudiziarie». Cosa succederà all’assemblea di sabato prossimo? La mozione per lo «scongelamento» sarà approvata? «L’assemblea è sovrana. In questo momento ci sono spinte differenti, anche se mi sembra assurdo che chi ha deciso di restare in Forza Italia nonostante la fine del Pdl ora voglia impedire a noi di rilanciare il simbolo di An. Se loro non lo usano...». Chi vincerà? «Beh, credo sia difficile che chi ha creduto a tal punto in Alleanza Nazionale tanto da entrare nella Fondazione e confermare l’iscrizione ora non desideri che quel partito rinasca. Incontro molta gente che non aspetta altro». Voto segreto o voto palese? «A me è sempre piaciuto che su questi temi ognuno si assuma le proprie responsabilità in modo trasparente. Anche se capisco che ci sia qualcuno che, "mandato" per dire di no, speri nel voto segreto per dire di sì...». Lei aveva seguito Fini nell’avventura con Monti. Come farà ad andare d’accordo con chi fece scelte totalmente opposte? «A volte c’è chi promuove una scissione per mantenere la poltrona, come Alfano. Io, al contrario, per seguire il mio leader lasciai il mio incarico. E se lo feci, fu solo per obbedire a valori irrinunciabili della destra come l’etica della politica. Ho sempre ribadito di essere di destra, non certo un centrista. Se andammo alle urne con Monti, fu perché era impossibile ricucire con Berlusconi dopo quello strappo. Ora, però, non è il momento di fare processi a nessuno. C’è bisogno di una "amnistia alla Togliatti" per ridare una casa comune all’elettorato di destra». Per Gasparri c’è il rischio che qualcuno «parli del simbolo per puntare alla cassa». «È la polemica più volgare. Già il 9 novembre scorso è stato detto chiaramente che noi vogliamo solo il simbolo e gli altri possono tenersi il patrimonio. Mi vien da sorridere, poi, se penso che simili accuse arrivano da chi fa parte del cda della Fondazione e quindi ha gestito quel patrimonio. Io nel cda non ci sono mai stato». Nel 2010 lei ha seguito Fini. Stavolta Fini seguirà lei? «Gianfranco sa di essere divisivo in questo momento e quindi preferisce restare in disparte. Detto questo, sta costruendo la sua fondazione e continua a seminare idee, che piacciano o meno. È chiaro che ha fatto degli errori, ma la sua storia non può essere cancellata con un tratto di penna. Non può esserci la "damnatio aeterna" per lui e l’assoluzione per tutti gli altri. E qualcuno, forse, gli dovrebbe anche un po’ di gratitudine».
«Dateci il simbolo e tenetevi la cassa»
L’ex Fli Menia d’accordo con Alemanno sul futuro della Fondazione «Chi ha scelto Forza Italia non ci neghi quel logo che non vuole più»
