Politica

Riparte la guerra sulle ceneri di An

Mozione di Alemanno per scongelare il logo. Ma nel cda di stasera in tanti si opporranno

Andrà in scena stasera, nel corso dell’ultimo cda della Fondazione Alleanza Nazionale prima dell’assemblea di sabato 14 dicembre, l’ennesimo atto dello scontro tra chi vuole resuscitare il partito fondato a Fiuggi vent’anni fa e chi vorrebbe impedirlo. La convocazione è tra le 19 e le 20, ma è probabile che l’orario di inizio possa slittare di qualche ora in vista della discussione al Senato sulla fiducia al governo Letta. All’ordine del giorno c’è la relazione del presidente Franco Mugnai sulle modalità da seguire per il voto delle varie mozioni da sottoporre all’assemblea. In particolare, Mugnai dovrà trovare la sintesi tra chi chiede che lo scrutinio sia palese e chi invece preferisce il voto segreto. Inoltre, si stabilirà se i delegati dovranno esprimersi al termine dell’assemblea o se le votazioni si terranno a più riprese nel corso della giornata. Solo una volta raggiunta l’intesa su questi punti, si discuteranno le varie mozioni che eventualmente Mugnai dovrà fare proprie e sottoporre al vaglio dell’assemblea. Tra queste, ci sarà anche quella preparata da chi vuole resuscitare An grazie alla concessione del simbolo da parte della Fondazione. Operazione che vede Gianni Alemanno in prima fila. Chi ha avuto modo di leggere in anticipo la bozza della mozione spiega che la richiesta si baserà sostanzialmente su due articoli dello Statuto della Fondazione. Innanzitutto il numero due, dove si stabilisce che le «finalità della Fondazione sono la conservazione, tutela e promozione del patrimonio politico e di cultura storica e sociale che è stato proprio, fino alla sua odierna evoluzione, della storia della "destra" italiana e, segnatamente, del partito Alleanza Nazionale», e che la stessa Fondazione può dare «l’assistenza a soggetti pubblici e privati che operano nell’area della politica e della geopolitica» e inoltre può «promuovere e organizzare l’azione di coloro che condividono o dichiarano di richiamarsi ai detti principi negli specifici contesti di riferimento». Secondo il comma «d» dell’articolo 3, invece, la Fondazione può «partecipare ad associazioni, fondazioni, enti e istituzioni, pubbliche e private, la cui attività sia rivolta al perseguimento di scopi analoghi a quelli della Fondazione medesima» e può «ove lo ritenga opportuno, concorrere alla costituzione degli organismi anzidetti, ovvero a finanziarli». Un punto cruciale, quest’ultimo, perché aprirebbe alla possibilità per l’eventuale nuovo partito «patrocinato» dalla Fondazione di accedere al patrimonio - «liquido» e «immobiliare» - dello stesso ente, che ammonterebbe a una cifra superiore ai 200 milioni di euro. Infine, la mozione chiederebbe alla Fondazione di mettere insieme tutti i movimenti che si muovono nell’alveo ideologico di Alleanza Nazionale per poter creare un comitato di coordinamento in grado di fondare il nuovo partito unitario. Con l’auspicio finale di una convocazione di una nuova assemblea (a gennaio 2014?) per definire nei dettagli lo «scongelamento» del simbolo in vista delle prossime elezioni europee. La mozione, ovviamente, potrebbe subire delle modifiche fino all’ultimo, specie nella parte «finanziaria», per evitare le accuse di chi teme un assolto alla «cassa» della Fondazione. Il vaglio di ammissibilità, infine, dovrà essere dato dallo stesso cda nel quale siedono numerosi avvocati, da La Russa a Mugnai, che sviscereranno tutti gli eventuali nodi legali.

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