Caro sindaco, caro Ignazio i romani hanno appena appreso che una parte cospicua delle loro tredicesime, per chi ha ancora la fortuna di incassarla, sarà girata alle casse del Campidoglio. Il regalo di Natale che molti desideravano, ovvero uno sconto sulle tasse da pagare per la proprietà della seconda casa, non arriverà. Confusi e storditi da Tuc, Iuc, Tasi e Trise, così si chiameranno le nuove gabelle immobiliari, e avvolti dalla magia dell’abolizione della seconda rata sulla prima abitazione, ai possessori della seconda casa non ha fatto sconti. Un segno della poca attenzione, e forse della scarsa conoscenza, dell’ossatura principale della città che lei amministra. Che è fatta principalmente di ceto medio. Di cittadini con piccole eredità familiari, case lasciate dai genitori e per le quali il vincolo emotivo ha sempre impedito una fredda liquidazione. Ed è la stessa gente che oggi rimpiange di essere stata troppo previdente. La sua «colpa» è stata di avere risparmiato piccole quote di reddito negli anni scorsi per convertirle in mattoni da donare a una prole probabilmente meno fortunata dei padri quanto a opportunità. Questa gente vive come coloro che son sospesi. In bilico tra la difesa di un benessere costruito con fatica e una discesa negli inferi della povertà relativa. Hanno pagato dazio alla crisi sopportando un carico fiscale ingiusto. E continuano a pagare. Il 16 dicembre saranno in fila alla cassa anche se cominciano a non poterne più. Il sacrificio varrebbe se cominciassero a vedere i barlumi di una città perfetta piuttosto che l’avanzare del degrado. Sono felici di passeggiare a piedi ma lo sarebbero di più se anche le cose semplici funzionassero. I romani operosi e silenziosi le chiedono soltanto di vedere gli spazzini per strada, gli operai che passano manti di asfalto sulle buche perenni, scuole decenti, parchi puliti, mezzi pubblici efficienti. Pagherebbero con minor disgusto l’ennesima tassa. Ecco perché vorrebbero trovare sotto l’albero, non il solito scarico di responsabilità su chi è venuto prima, ma una gestione «normale» della città. Cosa che lei sta dimostrando di non poter garantire. Caro Ignazio, di vu cumprà ne tolleriamo a centinaia ma di un «vu vendè», un venditore di illusioni come lei, nessuno sente il bisogno. Se le fischieranno le orecchie quando passa la slitta, saprà perché. Buon Natale.
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