Politica

Il discorso di Letta: cose concrete e riforme

Il premier parlerà pochissimo dei partiti E spronerà il Parlamento a lavorare di più

Il discorso, Enrico Letta, lo ha limato fino all’ultimo, fino a ieri sera nella riunione con il suo staff a palazzo Chigi. Sentendosi anche al telefono con Matteo Renzi prima che il nuovo segretario del partito Democratico si riunisse con i gruppi parlamentari. E ufficializzasse il sì oggi alla fiducia al governo. Un via libera che il premier dava per scontato, almeno in questa fase. Così come appare scontato che oggi il governo incassi il sì in Parlamento. Il discorso che Letta leggerà stamani alla Camera e nel pomeriggio al Senato non avrà toni duri, parlerà poco di politica e molto di «politiche», di cose concrete, come spesso piace ripetere al presidente del Consiglio. I passaggi più polemici saranno riservati a Beppe Grillo e a tutti quelli che, sulla sua scia, fanno inutile populismo. Un accenno a cui Letta tiene perché in passato ogni volta che ha criticato il leader del Movimento 5 Stelle la sua popolarità nei sondaggi è cresciuta. Toni molto sfumati, invece, su Matteo Renzi al quale è riservata solo qualche frecciata ma non troppo pungente. La strategia del premier è di non scendere sul terreno del sindaco di Firenze, di non giocare la sua partita. E tutto questo si traduce, nel discorso di oggi, in un richiamo al Parlamento a lavorare sulle cose che è chiamato a fare, a non perdere tempo. Il paragone è con i provvedimenti approvati dal consiglio dei ministri, come ad esempio il disegno di legge che abolisce il finanziamento pubblico ai partiti, e che è finito su un binario morto al Senato. Su queste cose, è il ragionamento del premier, si misurerà la capacità di Matteo Renzi di portare avanti le promesse che ha fatto in campagna elettorale per le primarie, di guidare il Pd a un vero cambio di passo. Letta oggi parlerà molto poco di politica. Solo un piccolissimo accenno a Berlusconi e nessuna enfasi sulla nuova maggioranza. Toni volutamente soft per concentrarsi soprattutto sulle cose da fare nei prossimi mesi. Come ad esempio la legge elettorale ma soprattutto i provvedimenti sull’economia, quelle misure che servono per le famiglie. Ed è per questo che nei prossimi giorni il premier porterà in Consiglio dei ministri i provvedimenti per la riduzione delle tariffe energetiche, dalla luce al gas, e per quelle delle assicurazioni. Il primo passaggio di Enrico Letta sarà alla Camera dove la maggioranza ha numeri più alti. Alle 9 il presidente del Consiglio inizierà a parlare, poi ci sarà il dibattito e le dichiarazioni di voto e verso l’una il sì alla fiducia. Alle quattro il premier si sposterà a palazzo Madama e dovrà aspettare fin verso le otto il voto finale. A palazzo Madama la maggioranza ha numeri meno consistenti ma che comunque escludono sorprese. A «salvare» il governo ci penserà il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, mentre Forza Italia voterà compatta per il no. Così come farà Sinistra e Libertà. Con Nichi Vendola che ieri per tutto il giorno ha chiesto al nuovo segretario del Pd di non votare la fiducia. «Un problema per Renzi e per il Pd – ha spiegato in un’intervista all’Espresso online – è il governo Letta che è la sintesi sublime della prima e della seconda repubblica. Le larghe o piccole intese rischiano di essere la più immediata falsificazione della forza innovatrice di Renzi. Una disastrosa contraddizione».

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