Affondato nelle paludi del Senato. Il disegno di legge che dovrebbe abolire il finanziamento pubblico ai partiti, riformandolo da cima a fondo, langue in commissione a palazzo Madama da oltre un mese. Esattamente dal 30 ottobre, dopo essere stato approvato dalla Camera. Enrico Letta lo aveva presentato – dopo aver avuto il via libera dal consiglio dei ministri del 31 maggio – come uno dei provvedimenti più importanti del suo governo, quello che doveva in parte sanare l’emorragia di soldi dei contribuenti che andavano a finire nelle casse dei partiti. Solo che proprio i partiti non sembrano affatto disposti ad approvarlo. E mirano a far slittare l’approvazione al 2014, guadagnando così un altro anno. Enrico Letta più volte ha espresso la sua amarezza per questa situazione, tanto da ipotizzare addirittura di agire con un decreto nel caso la situazione non dovesse sbloccarsi in tempi brevi. Anche perché c’è la necessità di avere il via libera definitivo entro dicembre per far scattare la riforma dall’anno prossimo. Il disegno di legge prevede infatti che sia le agevolazioni sia i contributi volontari con i relativi sgravi fiscali devono entrare in vigore dal 2013 per essere applicate dal 2014. Mentre tutto il sistema dovrebbe andare a regime entro il 2016. Perdere tempo vuol dire far slittare ancora più avanti la riforma. Il premier di quel Disegno di legge ha parlato in diverse occasioni, mettendoci la faccia e spronando i partiti ad approvarlo anche per dare un segnale ai cittadini. Ed è per questo che anche nel discorso di oggi alle Camere per ottenere la nuova fiducia farà un veloce passaggio sul testo, annoverandolo tra le cose che il governo ha fatto ma che il Parlamento non riesce ad approvare. Insomma una frecciata a chi chiede all’esecutivo di portare avanti le riforme ma che poi fa di tutto per bloccare i provvedimenti. Che cosa prevedeva il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri? Innanzitutto la sostituzione del finanziamento pubblico con una contribuzione volontaria. Al posto dei soldi erogati dallo Stato dovrebbe entrare in funzione un nuovo sistema basato su due strumenti: le detrazioni e il contributo del 2 per mille da parte dei cittadini. Nel primo caso il disegno di legge prevede che «possono essere ammessi ad ottenere il finanziamento privato in regime fiscale agevolato i partiti politici che abbiano conseguito, nell’ultima consultazione elettorale, almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica o in un’assemblea regionale, o che abbiano presentato, nella stessa consultazione elettorale, candidati in almeno tre circoscrizioni per le elezioni per il rinnovo della Camera dei deputati o in almeno tre del Senato della Repubblica o delle assemblee regionali, o in almeno una circoscrizione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia». Per le detrazioni il testo prevede che «le erogazioni liberali in denaro, effettuate dalle persone fisiche in favore dei partiti politici, avranno dall’imposta lorda una detrazione pari al 52 per cento per importi compresi fra 50 euro e 5.000 euro annui e al 26 per cento (stessa percentuale di detrazione riservata per erogazioni alle Onlus) per importi tra i 5.001 e i 20.000 euro». Per quanto riguarda invece il 2 per mille il testo costruisce un sistema per cui «i partiti politici che abbiano conseguito nell’ultima consultazione elettorale almeno un rappresentante eletto alla Camera dei deputati o al Senato della Repubblica potranno essere ammessi alla ripartizione annuale del 2 x 1000 della propria imposta sul reddito. Una decisione che assumerà il contribuente, sempre a decorrere dall’anno finanziario 2014, in fase di dichiarazione dei redditi mediante la compilazione di una scheda recante l’elenco dei soggetti aventi diritto». Ma proprio quest’ultimo paragrafo è quello, ad esempio, che preoccupa di più una formazione come il Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano che ha tutto l’interesse a far slittare all’anno prossimo l’approvazione del testo, dopo le elezioni europee. Dare il via libera entro il 2013, infatti, significherebbe essere esclusi dalla possibilità di beneficiare delle donazioni e dei contributi volontari perché il partito non ha ancora partecipato ad alcuna consultazione elettorale.
Finanziamenti ai partiti, la riforma è sparita
Il testo è bloccato in Senato dal 30 ottobre. Letta starebbe pensando anche a un decreto in modo da approvarlo entro la fine dell’anno
