Il punto per riaprire la rivalsa è la "lesione del diritto ad un giudizio reso da un giudice imparziale'', accertato anche dal procedimento penale già passato in giudicato, per il quale il giudice Vittorio Metta e gli avvocati Giovanni Acampora, Attilio Pacifico e Cesare Previti furono condannati definitivamente per corruzione in atti giudiziari. Il nodo della questione del lodo, d'altronde, è proprio la corruzione giudiziaria che, secondo quanto stabilito dalle condanne in Cassazione, nel 1991 permise a Silvio Berlusconi di mettere le mani sulla Mondadori, a discapito della Cir di Carlo De Debenedetti: una tangente di 400 milioni di lire pagata dalla Fininvest al giudice Metta, che poi in Corte d'Appello decise di ribaltare a favore di Berlusconi i tre lodi arbitrali che sull'acquisizione della Mondadori avevano dato parere favorevole per l'ingegnere. Giudice che quindi, se corrotto, ragionano gli avvocati dell'editore del gruppo L'Espresso, non poteva essere imparziale. E così, anche se i tre gradi di giudizio civile sulla vicenda si sono conclusi, e lo scorso 17 settembre la Cir ha ottenuto il risarcimento di 494 milioni di euro per i danni arrecati, adesso De Benedetti chiede di essere risarcito anche moralmente, perché il giudizio subito da Metta nel 1991 ha leso il suo diritto costituzionale ad avere un giudice imparziale. Trenta milioni di euro in tutto che, rivalutati e dopo gli effetti degli interessi legali, potrebbero arrivare a circa 90 milioni. A sborsarli, se il nuovo giudice accoglierà la richiesta alla fine del processo, sarà di nuovo Silvio Berlusconi.
De Benedetti non si accontenta
Dopo il risarcimento di 494 milioni, la Cir chiede a Fininvest altri 30 milioni di danni non patrimoniali
