Politica

Fondi Ue, in 7 anni regalati 34 miliardi

Sono i finanziamenti dati all’Italia dal 2007 al 2013 e che non abbiamo speso Nel Lazio usati la metà

Siamo il terzo maggiore contribuente al bilancio Ue, dopo Germania e Francia (veniamo prima della Gran Bretagna, dell’Olanda e del Belgio), in sette anni abbiamo versato ben 39 miliardi a Bruxelles, eppure nello stesso arco di tempo abbiamo regalato 34 miliardi di fondi comunitari non spesi. Mentre il governo non riesce a trovare la copertura per l’Imu e i fondi per il cuneo fiscale e la pressione delle tasse continua a salire, fiumi di denaro drenati da Bruxelles per aiutare lo sviluppo sociale e territoriale, vanno persi. Secondo quanto emerge dal sito dei ministeri della Coesione territoriale e delle Politiche Agricole, aggiornato al 31 ottobre scorso, su una dotazione di 67,160 miliardi da spendere tra il 2007 e il 2013, a fine ottobre ne erano stati impiegati solo la metà (33,160 mld). Nei prossimi due anni bisognerebbe spendere 34 miliardi, ovvero quasi la stessa cifra che è stata utilizzata in sette anni. Quindi le amministrazioni dovrebbero fare salti mortali per evitare di rimandare i fondi indietro. Infatti ciò che non viene speso, Bruxelles se lo riprende. Pertanto mentre il premier Enrico Letta reclama una politica europea più attenta allo sviluppo e meno succube del rigorismo della Bundesbank, si presenta al tavolo europeo senza avere le carte in regole giacchè incapace di spendere quei fondi che l’Europa stanzia a sostegno dell’economia. Non solo. Oltre a non spendere, l’Italia riceve meno di quello che versa. La Corte dei Conti nell’ultima Relazione, stimava il contributo netto dell'Italia al Bilancio dell'Unione europea per il 2011 pari a 6,7 miliardi: infatti nel 2011 abbiamo versato 16 miliardi di euro e ne abbiamo ricevuti appena 9,3. Tra il 2005 e il 2011 l'Italia ha avuto nel complesso un saldo negativo tra i contributi versati all'UE e le risorse ricevute pari a 39,3 miliardi. Andrea Del Monaco, esperto di fondi strutturali europei e già consulente del secondo governo Prodi, spiega che nei prossimi due anni verrà a crearsi un vero e proprio ingorgo di fondi in quanto «si sovrappongono i soldi di due cicli di programmazione. Più di 70 miliardi del periodo 2014-2020: circa 57,5 miliardi di euro dei programmi cofinanziati dal FESR( Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) e dal FSE (Fondo Sociale Europeo); circa 17 miliardi cofinanziati dal FEASR. Si aggiungono 34 miliardi ancora non spesi al 31 ottobre del ciclo 2007-2013( secondo i dati pubblicati sul sito dei Ministeri della Coesione Territoriale e delle Politiche Agricole) così suddivisi: i rimanenti 26,8 miliardi dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali europei (FSE e FESR); i rimanenti 7,19 miliardi di euro dei piani cofinanziati dal FEASR. L'Italia avrebbe dovuto spendere e rendicontare tutto entro dicembre 2013». Secondo la Ragioneria Generale dello Stato, al 31 agosto, 6,3 miliardi (di quei 26,8 dei Fondi Fse e Fesr) non erano ancora impegnati da obblighi giuridicamente vincolanti. Quindi tutto lascia supporre che vadano persi a meno di uno sprint dell’ultimo momento. Vediamo la situazione a livello regionale. Ecco ciò che accade a Roma. Spiega Del Monaco: «sui rifiuti il Governo Letta ha dato 28,5 milioni di euro in tre anni alla Capitale. Mancano i fondi sia per gli assistenti agli alunni disabili sia per i bus che li accompagnano a scuola; sull'edilizia scolastica la Regione Lazio ha da poco stanziato 92 milioni per il 2013-2015. Ma perchè su scuola e rifiuti Marino non chiede alla Regione una parte del miliardo di fondi europei da spendere entro il 2015?» Guardando ai dati europei, il Lazio aveva fondi europei pari a 2,167 miliardi per il 2007-2013; al 31 ottobre 2013, ovvero in sette anni ne ha spesi circa la metà (1,151 miliardi). Non diversa la situazione in altre città. A Firenze a giugno Renzi ha avuto da Letta 20 milioni per gli Uffizi. «Perchè non li ha chiesti alla regione Toscana che deve spendere 1,1 miliardi entro il 2015?» afferma Del Monaco. Ed ancora: nella futura città metropolitana di Torino le imprese continuano a chiudere: sarebbe necessario un piano di riconversione industriale per salvare il sistema produttivo e i posti di lavoro. Poichè la regione Piemonte deve spendere 1257 milioni entro il 2015, Fassino potrebbe farsi finanziare un piano di sviluppo locale da Cota. Nei fondi 2014-2020 le città avranno un ruolo cardine secondo la strategia di Europa 2020. Con questo obiettivo il deputato del PD, Sandro Gozi, in collaborazione con Del Monaco, ha presentato un emendamento al ddl Delrio che attribuisce i fondi europei alle città metropolitane pro quota abitanti.

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