Nella presunzione di rilanciare le primarie odierne sul segretario del Pd, prenotandosi alla fila dopo avere annunciato di volersene tenere lontano, Romano Prodi le ha caricate di un obbiettivo semplicemente grottesco. È la difesa del bipolarismo dal rischio di morte che, secondo lui, gli deriverebbe dalla bocciatura del premio di maggioranza da parte della Corte Costituzionale. Un premio senza il quale l’odiato sistema proporzionale della cosiddetta Prima Repubblica, condito del voto di preferenza per la bocciatura anche delle liste bloccate, si dovrebbe considerare ripristinato. Pazienza, per il disinvolto Prodi, se questo premio si è tradotto a fine febbraio scorso nell’assegnazione di ben 148 seggi dei 630 della Camera, pari quindi a più del 20 per cento dell’assemblea di Montecitorio. E ha potuto scandalosamente raddoppiare, o quasi, il bottino elettorale di un Pd e alleati fermatisi al solo 29,5 per cento dei voti, contro il 29,1 del centrodestra di Silvio Berlusconi e il 25,5 di Beppe Grillo. Solo la provvidenziale, altro che porcellesca, differenza fra il carattere nazionale del premio alla Camera e quello regionale al Senato ha evitato che analoga, scandalosa ripartizione dei seggi si ripetesse nell’altro ramo del Parlamento. In questa situazione ci vuole faccia tosta, non solo politicamente, ad esprimere sgomento per la bocciatura, invece meritatissima, che si è procurato alla Corte Costituzionale un premio di maggioranza senza uno straccio di soglia minima di accesso. Uno straccio che gli autori di centrodestra della legge elettorale del 2005 omisero, e l’allora opposizione di centrosinistra non propose, nella comune illusione di vivere in un sistema di bipolarismo consolidato. In cui due sole coalizioni contrapposte si sarebbero contese un premio di maggioranza inevitabilmente modesto, dovendosi entrambe avvicinare il più possibile al 50 per cento dei voti. E infatti il centrosinistra prima, nel 2006, e il centrodestra poi, nel 2008, si guadagnarono il premio superando ciascuno di essi, e di parecchio, il 45 per cento dei suffragi. Anche se Prodi non sembra essersene accorto, prima ancora della Corte Costituzionale ad uccidere maggioritario e bipolarismo sono stati gli elettori facendo arrivare a febbraio i grillini, peraltro da soli, vicini alle coalizioni protagoniste delle precedenti consultazioni per il rinnovo del Parlamento. I cadaveri non potranno certamente essere rianimati accorrendo alle primarie di oggi, come ha deciso il Professore pensando di potersi portare appresso chissà quant’altra gente del suo schieramento per rafforzare l’investitura del nuovo segretario del partito. Non è che mandando alla segreteria del Pd non importa chi dei tre concorrenti, tutti peraltro bipolaristi dichiarati e contrariati dal verdetto della Corte Costituzionale, si possa considerare svuotato il bacino elettorale di Grillo e scommettere sul ritorno agli scenari maggioritari del 1994, del 1996, del 2001, del 2006 e del 2008: i primi tre prodotti da una legge chiamata Mattarellum, che tuttavia prevedeva ancora l'assegnazione di un quarto dei seggi parlamentari con il sistema proporzionale, e gli altri due con una legge chiamata Porcellum. Che più maggioritaria non poteva essere per via del premio appunto di maggioranza che contemplava, e della soppressione della vecchia quota di proporzionale sopravvissuta al referendum elettorale pro-maggioritario del 1993. Al netto delle solite buone intenzioni, il sistema maggioritario decollò fra trucchi e pasticci scontratisi infine con la realtà. Alla quale Prodi e il Pd non possono pensare di sottrarsi taroccando le primarie sul segretario. Cioè trasformandole in una specie di referendum contro il ritorno al proporzionale. O contrabbandando per odioso proporzionale qualsiasi legge elettorale diversa da quella che essi vorrebbero in funzione dei loro soli interessi.
Prodi al seggio per salvare il bipolarismo. Che è già morto
di Francesco DamatoNella presunzione di rilanciare le primarie odierne sul segretario del Pd, prenotandosi alla fila dopo avere annunciato di volersene tenere lontano, Romano Prodi le ha caricate...