Politica

Da stanotte il terrore corre sul tir

Il rapporto In un documento dell’intelligence l’allarme sulla protesta annunciata Riferimenti precisi alle iniziative in tutta Italia. Si temono incidenti e rivolte

Già i primi di novembre i servizi segreti avevano dato l’allarme. In un Rapporto dell’intelligence che il Tempo ha rivelato, c’è scritto che i «mondi» del disagio sociale sono in fermento. Pronti a entrare in azione. Il punto di partenza potrebbe essere proprio la mobilitazione dei Forconi già protagonista a gennaio dello scorso anno di numerose mobilitazioni non propriamente pacifiche. La crisi economica rischia di fare da detonatore per l’esplosione di forme di violenza e per «armare» gruppi estremisti che sono nell’ombra e che non aspettano altro per tornare in piazza. Movimento dei forconi, antagonisti, terrorismo cibernetico, nuove Brigate Rosse, anarchici insurrezionalisti, studenti e tutto il variegato fronte del «no», dai No tav, ai No Muos fino ai No Dal Molin. E ancora i supporter palestinesi, la destra radicale, i neonazisti, gli skinhead, la criminalità organizzata. Un filo comune lega questi mondi spesso distanti anni luce o contrapposti: la crisi economica. È uno scenario che il Viminale ha ben chiaro. Riunioni dei comitati provinciali dell'Ordine e della sicurezza hanno valutato nelle ultime ore i pericoli e disposto per domani un rafforzamento del dispositivo delle forze dell'ordine con la presenza anche di mezzi pronti a intervenire per rimuovere eventuali blocchi dei tir sulla sede stradale. La preoccupazione nelle Questure è salita quando si sono intercettati interessamenti alla protesta da parte di gruppi di ultrà legati ad ambienti di estrema destra. Focolai pericolosi sono segnalati in Sicilia ma anche nel nordest. Disoccupazione, sensibile calo del benessere generale e precariato sono fonti di disagio sociale che potrebbero essere sfruttate per giustificare e incrementare azioni violente, attentati, malaffare, riciclaggio, usura e insediamento «imprenditoriale» delle mafie, soprattutto di quella calabrese. L’antagonismo di sinistra, si legge nel documento dell’intelligence, tende a saldarsi con la protesta studentesca. Le pratiche violente di lotta contro l’Alta Velocità in Val di Susa hanno «favorito il protagonismo delle frange più oltranziste», anche se i comitati popolari hanno cominciato a prendere le distanze dagli estremisti. A rischio di radicalizzazione, però, pure i gruppi che si oppongono al Terzo Valico tra Liguria e Piemonte, mentre prende quota l’opposizione contro il gasdotto in Puglia. In Lombardia, poi, desta preoccupazione la visibilità che potrebbero fornire azioni durante l’Expo di Milano del 2015. La destra radicale sta cercando consenso su tematiche che sono tradizionale monopolio degli antagonisti e del movimento anticrisi e questo potrebbe produrre scontri tra fazioni opposte. Nel contempo skinhead e razzisti stanno saldando rapporti con i loro referenti europei. E la cosa non promette nulla di buono. Anarchici, emuli moderni delle Br ed esponenti anti-imperialisti stanno affilando le armi, facendo appello al «sabotaggio e all’attacco diretto». Nel loro mirino: apparati e uomini delle forze dell’ordine, magistrati e bersagli rappresentativi dei fronti di lotta come l’antimilitarismo, l’opposizione ai poteri economico-finanziari e ai «media di regime», al dominio tecnologico e allo sfruttamento ambientale. E non è finita. La crisi, si legge nella relazione, «costituisce humus fertile per le capacità parassitarie e collusive mafiose, esaltando le potenzialità competitive delle cosche nei mercati nazionali ed esteri». Da un lato i gruppi «militari» tenderanno sempre più a gestire attività criminali «localistiche» di tipo predatorio. Dall’altro, i clan con maggiore disponibilità economica, che rappresentano «la vera minaccia», cercheranno di infiltrarsi sempre più profondamente nei «centri decisionali amministrativi (appalti, commesse e servizi), sfruttando la delegittimazione dei partiti. Al primo posto c’è la Ndrangheta, che ha come obiettivo anche il Nordafrica all’indomani delle «rivoluzioni» progressiste. Insomma, sarà un inverno caldo.

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