An? No, grazie. Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d’Italia, non nasconde il suo disappunto di fronte all’ipotesi che il vecchio partito della destra italiana, simbolo compreso, possa essere resuscitato dalla prossima assemblea della Fondazione Alleanza Nazionale. «È una questione che andrebbe trattata con delicatezza e prudenza - attacca - mentre fin qui abbiamo assistito a comportamenti arroganti promossi anche da gente che da An era andata via sbattendo la porta. Il loro ripensamento è strumentale e lo hanno capito tutti». Onorevole Rampelli, Alemanno vuole scongelare An. Perché lei è contrario? «Una rinascita sarebbe possibile solo se ci fosse ampia condivisione tra i maggiori riferimenti provenienti da An. I 1.000 iscritti alla Fondazione sono un numero poco rappresentativo rispetto alle centinaia di migliaia di tesserati che furono di An e della sua organizzazione giovanile». Non le piacerebbe far rivivere quel mondo? «An è stata anche molte cose brutte di cui nessuno ha nostalgia. I colonnelli, l’assenza di partecipazione, il black out sulla discussione della linea politica, l’uccisione della meritocrazia, il correntismo, il trasformismo». Alemanno vi accusa di voler rimanere chiusi nel vostro recinto e di chiudervi alle altre generazioni. «Fratelli d’Italia è e resta un movimento aperto. Siamo pronti a dare seguito al lavoro dell’Officina mettendo anche graficamente a disposizione la mezzaluna bianca del suo simbolo per scrivere una definizione nella quale si ritrovino tutti coloro che hanno lavorato con noi in questi mesi, senza esclusioni. Ricordo anche che nell’Officina abbiamo ospitato oltre 100 persone e tra loro anche gente anagraficamente lontana da noi, come Landolfi, Viespoli o lo stesso Alemanno». E se l’assemblea della Fondazione, il 14, dovesse ugualmente «scongelare»il simbolo? «Vorrà dire che noi andremo comunque avanti per la nostra strada. Ma mi risulta che esponenti come Gasparri, Matteoli e molti altri non abbiano questo obiettivo e rivendichino, da Forza Italia, l’eredità politica di An esattamente come facciamo noi di Fratelli d’Italia e come fanno Scopelliti e Giorgetti dall’interno di Ncd. Non credo si possa riunire quel mondo senza una volontà politica diffusa. Farlo per editto sarebbe solo uno strappo. O un espediente per riciclarsi». Forse anche un modo per mettere le mani sul patrimonio della Fondazione? «Se qualcuno vuole rifare An per gestirne unilateralmente il patrimonio, commetterebbe un grande errore. Io credo che appartenga a una comunità che viene dal Msi, prima che da An, e andrebbe maneggiato con equilibrio e cura. Ci vuole rispetto e umiltà a parlare di gestione del patrimonio e, soprattutto, ci vuole una proposta che convinca tutti. In caso contrario meglio dividerlo tra le persone più sfortunate della nostra comunità, a cominciare dalle famiglie delle vittime della violenza e del terrorismo». È anche per questo che presto entrerete nel cda della Fondazione? Per favorirne una gestione più trasparente? «Per ora non siamo presenti perché qualcuno, all’atto di comporre il cda, si è dimenticato di noi, del mondo giovanile, del volontariato, dell’associazionismo diffuso. Se accetteremo l’invito ad entrare nel cda, lo faremmo solo per portare maggiore trasparenza in una Fondazione che finora è stata gestita in un modo che non ci è piaciuto. E garantiremo la condivisione del patrimonio a tutta la comunità che faceva capo ad An e non solo a un piccolo manipolo di persone».
Rampelli frena: «Non deve rinascere»
Il deputato Fdi: «Fondazione poco rappresentativa Non può decidere il destino di una comunità»
