Politica

Nomadi finti poveri assistiti dal Comune

Terza puntata dell'inchiesta del Tempo. Occupano alloggi anche senza averne diritto.

Occupazioni di alloggi, che in alternativa vengono ceduti a terzi tramite affitto o vendita ai capi-clan, mancanza «di dati certi e aggiornati sugli effettivi legittimi assegnatari dei moduli abitativi» con conseguente «ostativa in caso di controlli sui soggetti non autorizzati», permanenza all’interno dei campi di numerosi nuclei familiari formalmente «decaduti» per reddito, finti poveri, ma che ancora beneficiano invece dell’assistenza del Campidoglio. Documentata la fitta rete di accampamenti abusivi (127) esplosi in città negli ultimi mesi, il dossier choc redatto a fine luglio dalla Municipale, da cui è partita la nostra inchiesta, rivela che l’anarchia regna anche in molti dei villaggi «autorizzati», Barbuta, Salone, Cesare Lombroso, Camping River, Castel Romano, Gordiani e Candoni, dove alla presenza di profili criminosi si associa l’oggettiva impossibilità di portare a termine i controlli, a partire da un banale censimento della popolazione residente. I problemi nascono già al momento delle verifiche sui legittimi assegnatari degli alloggi. Ad aprile, ricordiamo, in seguito ad un’operazione congiunta che aveva coinvolto anche la GdF, erano stati smascherati 88 nomadi «Paperoni», residenti nei villaggi e sequestrati 10 milioni di euro. Ha fatto ancora più discutere la conseguente sospensiva decisa dal Tar del Lazio, adito dai rom in quel caso di via Salone, con cui si è congelato il provvedimento di allontanamento disposto dal Comune. Non si è trattato, in realtà, di un episodio isolato. Anche a settembre, sempre il Tar si è espresso su una situazione analoga – un inquilino di Castel Romano stando alle indagini delle forze dell’ordine intestatario di almeno 12 veicoli tra Porsche, Bmw e Mercedes – concedendo infine la sospensiva e dunque all’uomo di restare all’interno del villaggio. In entrambe le circostanze la burocrazia ha «salvato» i nomadi, almeno temporaneamente. Tra vizi di procedura, riformulazione delle richieste di allontanamento, per via Salone si è dovuta attendere un’altra pronuncia, e anche nel caso di Castel Romano l’iter è ripartito daccapo: per evitare «vittorie facili» ai nomadi che si sono rivolti ai giudici si sono approfondite le indagini, ripresentando un ulteriore provvedimento di allontanamento che però, anche questo, può essere «legittimamente» oggetto di contestazione. Insomma un lavoro immenso, per le forze dell’ordine, e troppo lungo per garantire casa a chi invece ne avrebbe diritto. Ora, diversi nuclei familiari sono stati allontanati, non tutti: «Risultano ancora numerosi gli assegnatari in carico ai servizi sociali di Roma Capitale pur essendo stato accertato che dispongono di beni di ingente valore economico – scrive la municipale nel suo report – In alcuni casi il Dipartimento XIV ha completato le procedure amministrative per la revoca delle assegnazioni ma i soggetti risultano ancora all’interno». Gli sgomberi, quindi, continueranno. Del resto il sistema di regole si inceppa, come detto, già a partire dal censimento. Alla Barbuta (VII municipio), uno degli ultimi campi su cui è intervenuta la Giunta Alemanno, si evidenzia «l’esistenza di numerose assegnazioni provvisorie di moduli abitativi a favore di soggetti di cui, spesso, non è certa l’identificazione nonché la posizione sul territorio e che non hanno presentato nessuna autocertificazione sulla loro eventuale condizione di indigenza economica o disagio sociale». Insomma potrebbero essere ricchi, pregiudicati o mille altre cose. Ci sono poi i casi di costruzioni di manufatti abusivi, occupazioni, alloggi «rivenduti» o concessi in affitto dai capi-clan. Per esempio nel villaggio Candoni, XI municipio, oltre a discariche abusive, roghi tossici e moduli abitativi bruciati «gli occupanti non sono stati in grado di esibire alcun verbale di assegnazione», nel campo satellite di via Salone «viene data ospitalità a extracomunitari e altri senza fissa dimora in cambio di un affitto», mentre è frequente «che cittadini stranieri siano assegnatari di moduli abitativi sebbene irregolari sul territorio italiano per mancanza di documenti, nei loro confronti risulta complesso procedere all’identificazione». Capita spesso, infine, che oltre alla cresta sugli affitti venga data ospitalità ad altri soggetti, presunti parenti, agli arresti domiciliari, ciò che «va ad aggravare le già precarie condizioni di agibilità e sicurezza, come attestato anche dalla Asl» per Castel Romano. I vigili a questo proposito ricordano «l’imputato che occupava un alloggio di natura abusiva appositamente costruito presso un campo attrezzato». L’equazione produce più insicurezza, sovraffollamento, maggiori costi per l’amministrazione comunale: sebbene i controlli delle forze dell’ordine siano intensi e distribuiti tra i vari campi l’assenza di «una banca dati aggiornata da verificare in tempo reale» anche in relazione ai minori, moltissimi, complica il quadro: «Molti sedicenti genitori non sono in possesso neppure dei documenti che attestino un vincolo di parentela». (3 - CONTINUA)

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.