Politica

Disoccupazione e crisi, «inverno caldo»

L’analisi "economica" dell’intelligence. La crisi strema le imprese. Sale il disagio.

C’è una bomba nell’economia italiana ed è pronta a esplodere. È la disoccupazione che continuerà a salire soprattutto per l’espulsione di forza lavoro dalle imprese di medie e piccole dimensioni e che non riuscirà a essere reimpiegata in tempi brevi. A segnalarlo è l’intelligence italiana che, in recenti analisi, mette in evidenza come i rischi possano aumentare nei prossimi mesi. L’enormità del numero di persone a spasso, unita «al perdurare della crisi e alle modeste previsioni di crescita, comporterà, nei prossimi mesi (pur considerando le previsioni della legge di Stabilità 2014) la permanenza di maggiori criticità connesse al reperimento delle risorse destinate al finanziamento degli ammortizzatori sociali». La rete di protezione stesa dal welfare anche se a secco di risorse ha evitato il peggio. Prova ne sia, sempre secondo l’analisi, che i soldi stanziati nel periodo tra gennaio e settembre hanno contribuito a salvaguardare, in media mensile, circa 516 mila posti di lavoro. Ora la coperta finanziaria rischia di essere troppo corta e la crisi di evolvere in protesta. Insomma spiegano gli 007 italiani il protrarsi della crisi occupazione, industriale e politica, si traduce nella progressiva intensificazione del disagio e della conflittualità sociale. A pagare le conseguenze della contrazione del mercato sono i giovani, soprattutto al Sud, sempre più frequentemente sottoinquadrati rispetto ai livelli di istruzione conseguiti. Gli analisti ricordano poi che gli effetti della crisi si sono pensantemente riverberati anche sui lavoratori immigrati, «soggetti a una progressiva marginalizzazione suscettibile, in prospettiva, di produrre effetti ghettizzanti». Secondo le stime sono 1,2 milioni gli stranieri che vivono nell’area della sofferenza e del disagio. La recessione ha poi inciso sulle caratteristiche contrattuali del mercato con una crescita del numero di lavoratori part-time involontari(cioè di coloro che non hanno trovato un impiego a tempo pieno pur desiderandolo) e di precari che hanno raggiunto quota 3 milioni. Se questo è l’effetto della crisi sull’occupazione a pagare dazio è tutto il sistema industriale italiano. In particolare si stanno erodendo i fondamentali sui cui fanno perno le Piccole e medie imprese, specie quelle definite campioni nascosti che vantano produzioni di eccellenza nel mondo. L’inefficienza del Sistema Paese sta facendo venire loro meno l’innovazione, la motivazione del personale e la leadership. Il sistema economico è stato talmente stressato che sono stati superati anche i modelli tradizionali di evasione e di economia illegale. Sono state infatti strutturate operazioni particolarmente complesse per superare le normative fiscali di contrasto. Le limitazioni dell’uso del contante sopra i mille euro e lo spesometro ovvero l’invio dei dati telematici alle Entrate per chi fa acquisti sopra i 3 mila euro hanno generato iniziative di stampo professionale per spostare i capitali. Gli spalloni sono diventati elettronici e sofisticati. Ci sono ormai strutture societarie che svolgono, nel cuore dell’Europa al riparo da legislazioni non severe, funzioni di drenaggio di risorse dai paesi e di evasione internazionale. Sono soggetti con doppia veste. Hanno un’organizzazione giuridica che offre servizi valutari ma hanno al loro interno piattaforme operative da attivare a richiesta dei clienti italiani per offrire servizi fiscali illegali. In questo senso è da registrare, sempre secondo i servizi, che l’incertezza economica spinge i grandi patrimonia a migrare verso Paesi con regimi fiscali agevolati. A operare sono soggetti stabilmente organizzati sul territorio nazionale che usano l’elusione fiscale mediante il cosiddetto abuso del diritto, ovvero i buchi che si creano nell’interpretazione delle norme. Nonostante le possibili restrizioni in vista per i trattati in via di definizione, a fare la parte del leone continua a essere la Svizzera. Nel paese elvetico ci sono organizzazioni che propongono a cittadini italiani, la costituzione di società off-shore, trust e fondazioni estere da intestare a prestanome con diversi obiettivi. Tra questi la garanzia di esercitare le attività economiche in completo anonimato e il conferimento di beni immobili a società di diritto estero per sottrarli al pagamento di imposte dovute. Non manca tre le motivazioni quella di creare uni schermo al possesso di una società, attraverso l’interposizione di persone giuridiche di diritto estero, con l’intento di neutralizzare le procedure di riscossione del fisco italiano.

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