Questa volta ci ha pensato Napolitano in persona a rispondere a tono alle accuse pensanti del vicepresidente della Commissione europea e commissario agli Affari economici Olli Rehn. Non nuovo a interventi a gamba tesa contro le politiche economiche italiane, come quello di alcuni mesi fa alla Camera, Rehn ha espresso scetticismo sulla capacità del nostro Paese di rispettare l'obiettivo della riduzione del debito e di mandare in porto il piano di tagli alla spesa e le privatizzazioni. Questa ennesima bordata da Bruxelles ha scatenato la reazione non solo del premier Letta ma anche del presidente Napolitano. Il Capo dello Stato nel mezzo della visita del presidente della Repubblica Croata, Josipovic, ha rispedito al mittente le accuse di Rehn e ha bacchettato a sua volta Bruxelles. «Dobbiamo essere soddisfatti e orgogliosamente consapevoli degli sforzi fin qui compiuti per risanare le finanze pubbliche», ha detto Napolitano e poi ha impartito una lezione alla Ue esortandola a «cambiare rotta e a doppiare il capo del passaggio da una fase di recessione ad una di crescita». Infatti «il rapporto deficit-Pil viene fatalmente influenzato da una mancata crescita». Come dire: prima di mettere i voti, Bruxelles dovrebbe valutare se le sue politiche economiche vanno in direzione della crescita. Ma la replica più dura è arrivata dal presidente del Consiglio che è sbottato con un «non si deve permettere». Olli Rehn da commissario Ue deve «essere garante dei Trattati europei e lì la parola scetticismo non c'è: quindi non può permettersi di esprimere un concetto di scetticismo» a proposito dell'Italia, ma «deve parlare di stabilità, equilibro finanziario». Poi accusa Rehn di ignorare quanto sta facendo il governo e i progetti messi in cantiere dalle privatizzazioni alla spending review che «sono capitoli fondamentali dell'attività di governo». E il segnale che «l'Italia fa sul serio, è che la crescita del debito è finita e dal 2014 inizierà a scendere con privatizzazioni e con le misure inserite nella legge di Stabilità». Insomma quella di Rehn è una litania che non ha alcun fondamento. Poi come Napolitano, Letta ha messo in guardia «dal rischio avvitamento dell'Europa: il 2014 sarà l'anno dell'Europa, l'anno in cui o fa un passo avanti o si avvita, non bisogna dare l'Europa per scontata». Colorita la replica di Matteo Renzi a Rehn: «Se lo dice l'Europa non è il Vangelo. Non è la verità assoluta. Lo dice un commissario.... Col piffero che io continuo a seguire il patto di stabilità se l'Europa è in mano ai burocrati». Cavalca invece le parole del commissario europeo il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, per un nuovo affondo nei riguardi del ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni. «Per Rehn l'Italia non sta rispettando il ritmo di riduzione del debito previsto dal Fiscal Compact e dal Six Pack. Cos'altro aggiungere? Nulla, se non la richiesta di dimissioni da parte del ministro Saccomanni. Non era lui l'uomo della Provvidenza, l'uomo di Napolitano, l'uomo di Draghi, l'uomo che rassicurava i mercati, l'uomo che avrebbe ridato credibilità all'Italia e riportato il nostro Paese su un sentiero virtuoso di crescita? Evidentemente no, tutt'altro».
Napolitano zittisce le critiche della Ue
Il commissario Rehn: l’Italia non ce la fa Il presidente: l’Europa cambi rotta
