Politica

La protesta dei dirigenti pubblici In piazza con il bastone in mano

Giuseppe Grifeo Tartassati, umiliati, per questo molto risoluti. Questa mattina dalle 11 saranno tutti con un bastone in mano e manifesteranno a piazza Montecitorio. Sono gli appartenenti alla...

Tartassati, umiliati, per questo molto risoluti. Questa mattina dalle 11 saranno tutti con un bastone in mano e manifesteranno a piazza Montecitorio. Sono gli appartenenti alla Confedir (Confederazione autonoma dei dirigenti, quadri e direttivi della pubblica amministrazione), alla Feder.s.p.ev (Federazione Sanitari, Pensionati e Vedove) e i Dirigenti Scuola-Confedir uniti tutti dallo slogan «Vogliono toglierci anche il bastone-pensione!». Non si metteranno a un tavolo di trattative sulle pensioni fino a quando non vedranno soddisfatte alcune condizioni che comprendono l’eliminazione di alcuni privilegi della classe politica, «primo fra tutti il fatto che i parlamentari, in quanto titolari di cariche pubbliche, non debbano versare il contributo di solidarietà» sottolinea il professore Michele Poerio, presidente della Feder.s.p.ev, nonché segretario nazionale della Confedir. «Siamo furibondi, continuano a penalizzarci dal punto di vista fiscale e previdenziale mantenendo i loro assurdi privilegi. Non accettiamo che vengano considerate pensioni d’oro quelle da 3000 euro che al netto poi si riducono a 2000 - continua Poerio - Non accettiamo che sia stata eliminata l’indicizzazione alle pensioni (ndr: riattivata per quelle oltre 1400 euro mensili ma in forma limitata e non oltre i 2900 euro), che non si rispettino i diritti acquisiti. I politici tartassano chi sono certi di poter usare come un bancomat, chi ha trattenute alla fonte e garantisce la fetta più grande di sostegno all’erario. Colpiscono e penalizzano il ceto medio che non può evadere. Troppo facile. E poi penalizzare noi pensionati significa colpire un grande sistema di ammortizzatore sociale del Paese: secondo rilevazioni, con 6 miliardi di euro all’anno contribuiamo a sostenere figli, nipoti in cerca di lavoro o prima occupazione». «Dopo tutto il malaffare e il pessimo costume che sta venendo fuori dalle indagini sulle istituzioni regioni e sull’utilizzo dei fondi da parte dei politici locali – sottolinea Poerio – occorre una netta riduzione dei compensi dei politici, dei loro privilegi e un loro dimezzamento come numero, a qualsiasi livello, dal Parlamento ai municipi». «Sento dire a Renzi che vuole tagliare sulla politica un miliardo di euro – continua il professore – Ebbene, basta eliminare in fretta, per esempio, quello schifo della Fondazione della Camera dei Deputati che ci costa due miliardi all’anno e che garantisce ai presidenti passati dell’Aula, elegantissimi appartamenti, autisti e tanti benefit. Altro risparmio? La politica gode dell’aiuto di oltre mezzo milione di consulenti per altri due miliardi l’anno, personaggi dediti anche alle cose più assurde come l’esperto nelle abitudini riproduttive dei cormorani o sui tartufi o sulla salvezza delle biblioteche in Mauritania». «Non c’è bisogno di raschiare il barile, ma di eliminare gli sprechi – conclude – Abbiamo 1,4 milioni di persone che lavorano nell’ambito della politica in tutta la Nazione con un esborso pari a 14 miliardi l’anno. In Inghilterra per le concessioni radiotelevisive incassano 5 milioni di sterline l’anno mentre in Italia si prendono ben 50 milioni di euro. Gli introiti ci sono, eccome, ma poi ci diamo a sprechi assurdi, come gli ultimi senatori a vita voluti dal Presidente Napolitano e che pesano economicamente 1,2 milioni di euro l’anno».

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