Dopo la Sardegna, l’Abruzzo. Nettuno, il dio delle acque, ha gettato tutto il suo carico sulla regione «forte e gentile» lasciando gli abruzzesi in ginocchio. Ad evento eccezionale richiesta eccezionale: stato di calamità naturale. Ormai il maltempo sembra non essere più un evento naturale (acqua più intensa in minor tempo, scirocco che scioglie la neve e terreno che non assorbe), tanto che la Protezione civile aveva lanciato il bollettino di «criticità elevata» per rischio idraulico e idrogeologico localizzato. Ovvero, cari sindaci mettete in atto il Piano di Emergenza comunale avvertendo la popolazione. Ma in Italia l’82% dei Comuni è a rischio idrogeologico che costa 3,5 miliardi l’anno. Alla prevenzione dei rischi ambientali sono destinati soltanto 350 milioni. Forse al ciclone Nettuno ieri non ci hanno creduto tutti, ma anche nei decenni scorsi quando venivano lanciati gli allarmi su scempio territoriale, mancata manutenzione dei fiumi, disboscamento folle e cementificazione selvaggia, in troppi hanno fatto orecchie da mercante. Il consenso elettorale e i voti non si possono ottenere soltanto con le licenze di costruzione e i mancati controlli sull’abusivismo. Poi è inutile spendere milioni, 15 in due anni, per il dragaggio dei fondali del Pescara, un fiume bloccato da argini di cemento e diga di contenimento. Problemi anche per gli altri fiumi esondati, le golene d’espansione bloccate, i sottopassi, come quello di Fontanelle, allagati, i tombini esausti, le caditoie ostruite, i fossi senza manutenzione... È per questo che Pescara è annegata. Insieme ad Anna Maria.
Prevenire per non morire
di Sarina BiraghiDopo la Sardegna, l’Abruzzo. Nettuno, il dio delle acque, ha gettato tutto il suo carico sulla regione «forte e gentile» lasciando gli abruzzesi in ginocchio. Ad evento eccezionale...