Politica

«Umiliati e lo Stato non c’era»

Il padre di uno dei tifosi della Lazio fermati a Varsavia racconta l'odissea del figlio innocente

Caro direttore, lo hanno fermato, spogliato, deriso, insultato, recluso per 12 ore senza cibo né acqua, e processato. Mio figlio si chiama David, proprio come me, e la sua trasferta a Varsavia si è trasformata in un incubo. Camminava tranquillamente con gli amici quando l’hanno arrestato. La colpa? Essere italiano. In commissariato gli hanno strappato le mutande, poi si sono accaniti con una perquisizione anale e lo hanno sbattuto in cella mentre insultavano la madre, mia moglie. E in tutto questo lo Stato italiano cosa ha fatto? Nulla. A mio figlio hanno raccontato che due danesi arrestati con lui sono stati scarcerati subito dopo l’intervento della loro ambasciata. Da quando David è rimasto senza telefono mi sono messo in contatto con la Farnesina e i nostri diplomatici in Polonia. Le risposte? Stiamo facendo il possibile, abbiate pazienza. Ma come è possibile averne mentre tuo figlio è chiuso in cella, senza ragione, con criminali locali? Ma in che Paese viviamo?

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