Ci risiamo. Non sono passate nemmeno cento ore dalla defenestrazione di Silvio Berlusconi che il partito delle tasse, della patrimoniale, e dell’Imu è risorto in grande stile. Rotto l’argine rappresentato dal Pdl che, sull’abolizione dell’Imu ha intercettato la pancia del Paese e ha praticamente ribaltato il risultato delle ultime elezioni politiche, i pretoriani della tassazione a oltranza sono tornati attivi più che mai. Così oggi l’87% degli italiani che vive in una casa di proprietà non sa più come fermare l’assalto dei predoni del fisco al loro bene più prezioso. A confermare che il partito della patrimoniale è uscito dal letargo è stato il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Mai effettivamente favorevole all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, e mai grande supporter del Cavaliere. Ieri Saccomanni ha gettato la maschera e rivelato quanto già i contribuenti sospettavano. L’Imu, o comunque si chiami il balzello che ha come base imponibile l’immobile, in Italia non sarà mai estinta. L’intervento del governo sull’Imu «è una misura congiunturale, uno sgravio temporaneo di tasse per favorire la ripresa. Un tributo sugli immobili resta necessario per finanziare i Comuni e così si spiega la scelta del governo per il 2014» ha spiegato con molta franchezza Saccomanni intervistato da La Stampa . Il premier Enrico Letta che già deve tenere a bada le spinte disgregatrici della sua maggioranza svuotata delle truppe di Forza Italia sarà balzato sulla sedia. Dichiarare urbi et orbi agli italiani che la pressione sulla casa non diminuirà non giova certo a rasserenerare gli animi. Soprattutto ora che il pasticcio dell’Imu 2013 con il pagamento del 40% dell’extragettito della tassa entro il 16 gennaio ha reso il prelievo sulle abitazioni un terreno ad alta concentrazione di mine. La cosa che colpisce è come sia possibile che su un bilancio pubblico che muove ogni anno 800 miliardi di spesa e altrettanti di entrate (un po’ meno visto che ogni anno si presenta un decifit da finanziare con nuovo debito) non sia possibile trovare una somma tutto sommato modesta: 4 miliardi di euro. Possibile che non si riesca a comprimere la spesa di tanto? Lo stesso Saccomanni in un passaggio della sua intervista ha confermato che si può fare. Il ministro ha spiegato che è necessario «sfatare il pregiudizio che ridurre la spesa sia impossibile» e ha negato che tagliare 32 miliardi di euro sia un «obiettivo ambiziosissimo». «Non mi pare - ha aggiunto il ministro - che una revisione della spesa comporti riformare la pubblica amministrazione nelle sue parti più delicate, come le decisioni di spendere e il monitoraggio dei risultati». Insomma si può fare. Ma la tassa sulla casa non si toglie. Una presa di posizione criticata duramente d Daniele Capezzone (Pdl): «Il ministro Saccomanni conferma, altri direbbero: confessa, quello che noi di Forza Italia abbiamo denunciato da tempo come un vero e inaccettabile tradimento dei nostri elettori. Nel 2014, l’Imu tornerà sotto falso nome». Serve ai Comuni ha detto Saccomanni. Il problema ora è capire come facessero gli enti locali a pagare stipendi e ad erogare servizi prima dell’istituzione dell’Ici. Ma questa è un’altra storia. Sta di fatto che il mattone resta sotto tiro forse più per un furore ideologico che per l’effettivo incasso generato, almeno dalla prima casa. Il problema è sempre lo stesso. L’equazione, casa di proprietà uguale ricchezza, è un dogma della visione marxista addolcito dalla salsa socialdemocratica. Dunque va ideologicamente colpita. Non è un caso che proprio in questi giorni siano rispuntate nelle dichiarazioni degli esponenti del Pd parole come patrimoniale e redistribuzione della ricchezza. Il candidato alla segreteria del Partito Democratico Gianni Cuperlo non si è mosso dalla posizione espressa nel corso del confronto con gli sfidanti Renzi e Civati e ieri ha confermato di essere favorevole a un’ipotesi di tassa patrimoniale, ma ha anche avvertito che «la logica non deve essere quella di penalizzare e colpire la ricchezza ma quella dell’interesse collettivo». Gioco di parole inutile. Se c’è una tassa, qualcuno perde sempre. «Non dobbiamo avere paura della parole - ha detto - ci sono diverse ipotesi in campo anche dal punto di vista tecnico. In Italia abbiamo una evasione fiscale molto elevata, e i cittadini che dichiarano più di 150 mila euro al fisco sono meno dell’1%. Io la chiamerei tassa di solidarietà per far ripartire l’economia italiana». Peccato che sono le tasse così alte a bloccare di fatto gli investimenti degli italiani e a dissuadere quelli esteri. Ma il Pd fa finta di non saperlo.
Saccomanni confessa: rimetto l’Imu
«Lo sgravio è solo temporaneo. Impossibile non colpire la casa, serve ai Comuni» Senza Cav rinasce il partito della patrimoniale. Ma si chiama tassa di solidarietà
