«Se andassero comunque a votare un milione e mezzo di persone sarebbe un risultato superiore a quello di tutti gli altri partiti perché le forme di consultazione che stiamo facendo noi come Pd sono straordinarie». I numeri del Partito democratico si restringono e Matteo Renzi mette le mani avanti con una considerazione preventiva su quanti potrebbero essere i votanti alle primarie dell'8 dicembre. A far cambiare i conti al sindaco di Firenze l'effetto melatonina che i tre moschettieri, lui, Civati e Cuperlo, del Pd han prodotto nel pubblico con il confronto di venerdì sera su Sky Tg24 e su Cielo. Sarà che in ballo non c'era un posto da premier ma la segreteria di un partito; sarà che il monocolore Pd non si addice alla competizione televisiva, sta di fatto che il confronto tv tra Matteo Renzi, Gianni Cuperlo e Giuseppe Civati, nonostante il formato X Factor, non ha affascinato i telespettatori. I numeri, rispetto ai dati del confronto di un anno fa (in onda sempre su Sky Tg24 e Cielo), che vide confrontarsi Pigi Bersani, Matteo Renzi, Laura Puppato, Bruno Tabacci e Nichi Vendola, risultano più che dimezzati. Sommando Sky Tg24 e Cielo in diretta, i tre del Pd venerdì sera hanno raggiunto un 2,67% di share contro il 6,17% della sfida a cinque del 12 novembre del 2012. Se poi guardiamo gli spettatori il gap tra il 2012 e quest'anno è ancora più evidente: su Sky Tg24 lo share venerdì si è fermato sotto l'1%, con 275 mila spettatori, mentre su Cielo il dato è stato di 1,7% con 483 mila persone davanti ai teleschermi. Il 12 novembre 2012, il confronto a 5 tra Renzi, Bersani, Vendola, Puppato e Tabacci, andato in onda sulla stessa piattaforma, aveva raggiunto 683.000 telespettatori e il 2,25% di share su Sky Tg24 e 1.159.000 e il 3,92% su Cielo. Insomma è mancata l'adrenalina. Ad un anno di distanza, stesso format, stessi canali (Sky Tg24 e Cielo) ma candidati e poste in palio diverse, c'è da notare che se uno si gioca il ruolo di anti - Berlusconi, come nella sfida tra Bersani, Renzi e gli altri, di un anno fa, è un conto ma se in ballo c'è una segreteria e magari un futuro ruolo da anti - Enrico Letta è un altro. Una lettura narrativa del confronto a 3 tra Renzi, Cuperlo e Civati, evidenzia inoltre che venerdì mancava il cattivo, l'antieroe, non solo tra loro ma anche da sfidare in futuro. E qui il pubblico, che nella sfida a cinque è sicuramente andato oltre - perlomeno per curiosità - l'orizzonte degli elettori del Pd, stavolta si è fermato nell'alveo del partito o poco in là. Dai telespettatori ai votanti per le primarie, deve aver pensato Matteo Renzi, il passo è breve. Ed allora ecco la revisione al ribasso sul milione e mezzo di votanti anziché i due milioni auspicati nel confronto di venerdì o i tre milioni delle primarie 2012. Al Partito democratico, in vista delle primarie, sembra mancare una appeal politico forte. Una storia. Renzi, dalla rottamazione si è avvicinato alla normalizzazione e ora pungola Letta e il suo Governo. Civati è movimentista ma senza speranze di vittoria. E Cuperlo parla ancora della questione morale sollevata da Enrico Berlinguer nei primi anni Ottanta, come se in questi trenta e passa anni, da allora, non fosse successo niente. E poi l'atmosfera da X Factor potrebbe non aver giovato ai tre, troppo evidente lo scarto di ritmo e di spettacolo rispetto al vero X Factor. Talmente netta la differenza che venerdì sera veniva spontaneo sbottare ai tre un "fatece Tarzan". Così, giusto per vivacizzare.
Il flop del rottamatore in tv rischia di ripetersi alle primarie
di Massimiliano Lenzi «Se andassero comunque a votare un milione e mezzo di persone sarebbe un risultato superiore a quello di tutti gli altri partiti perché le forme di consultazione che stiamo...