Politica

Via la Cancellieri (non indagata) non gli «impresentabili» nei guai

Simone Di MeoLuca Rocca Diventa un po’ Savonarola, Matteo Renzi, quando gli capita di incrociare Annamaria Cancellieri. Ancora quarantott’ore fa, nel corso del dibattito tv su SkyTg24 in vista...

Diventa un po’ Savonarola, Matteo Renzi, quando gli capita di incrociare Annamaria Cancellieri. Ancora quarantott’ore fa, nel corso del dibattito tv su SkyTg24 in vista delle primarie, il sindaco di Firenze ha cannoneggiato contro il Guardasigilli. «La Cancellieri rimane al suo posto? Questo lo deve decidere Enrico Letta - ha detto Renzi -. Io non mi candido a segretario per cambiare un ministro. Certo, è vergognoso che le condizioni di un carcerato dipendano dal fatto se abbia o meno nell’agenda il numero di un ministro». Il tasto su cui batte il "rottamatore" è il solito: le telefonate del ministro per la scarcerazione di Giulia Ligresti, coinvolta nell’inchiesta Fonsai. Chiamate ritenute dai pm di Torino, titolari del fascicolo sul crac della società, di nessun rilievo penale. Tant’è che, dopo un’apposita riunione dei magistrati, nelle scorse settimane, durante le ore più convulse della crisi politica abbattutasi su Via Arenula, fu deciso di non iscrivere la Cancellieri nel registro degli indagati. Eppure, Renzi persevera nel chiederne le dimissioni parlando, addirittura, di una vicenda «atroce». Proprio lui che, a scorrere i nomi di sostenitori e simpatizzanti in vista del congresso nazionale, pure si ritrova in casa un bel po’ di gente, questa sì, sott’inchiesta da cui non risulta aver preso le distanze. E, se l’ha fatto, nessuno se n’è accorto. In Campania, per dirne una, Renzi è sponsorizzato da Vincenzo De Luca, sindaco-viceré di Salerno e viceministro (incompatibile, l’ha detto proprio ieri l'Authority per la concorrenza) alle Infrastrutture e trasporti. De Luca è indagato per abuso d’ufficio e falso per la costruzione del mega-complesso edilizio "Crescent" di Salerno, oltre che per corruzione in uno stralcio del crac del Pastificio Amato. Accusa, quest’ultima, contestata anche al di lui figlio, Piero, capolista renziano nella città guidata da papà. Sempre in Campania, fanno il tifo per il "rottamatore" i consiglieri regionali Lello Topo, Antonio Amato, Mario Casillo, Angela Cortese, Antonio e Gianfranco Valiante e il deputato Mario Del Basso De Caro, tutti sott’inchiesta per (presunte) spese pazze. Scendendo di qualche parallelo, in Calabria, troviamo - ad esempio - il consigliere regionale Demetrio Naccari Carlizzi, indagato per concussione, corruzione e falsità ideologica per un presunto concorso truccato vinto dalla moglie ai tempi in cui lui era assessore regionale. Il suo nome compare anche in un’informativa antimafia come partecipante a un incontro politico-affaristico-mafioso (ma ha sempre smentito e non è mai stato indagato per questi fatti). Naccari Carlizzi divenne famoso, in Calabria, perché fittò alla Regione Calabria, per 230mila euro, un immobile di sua proprietà. Appoggiano la candidatura di Renzi anche i consiglieri regionali calabresi Sandro Principe, Enzo Ciconte e Tonino Scalzo (abuso d’ufficio). L’ex presidente della Provincia di Vibo Valentia, Francesco De Nisi, è coinvolto invece in un procedimento per abuso d’ufficio, falso e peculato. L'ex senatore Dc e oggi renziano doc Franco Covello, dal canto suo, pur non essendo indagato, è finito comunque intercettato al telefono con Angelo Balducci, gran capo del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ai tempi dell’informativa sulla "cricca", per un presunto scambio di favori per la figlia di Loiero. Condannato per truffa, infine, è il candidato renziano al congresso provinciale del Pd Enzo Bruno. Spostiamoci sulle isole. In Sicilia, è pro-Matteo l’ex consigliere comunale di Agrigento, Giuseppe Arnone, sott’inchiesta per tentata estorsione nei confronti dei compagni di partito Beppe Lumia e Rosario Crocetta. Anche il sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, proveniente dalle fila di Totò Cuffaro, si è «intruppato» fra i renziani. E pure lui è indagato nell’inchiesta sulla gestione della Fondazione Teatro Pirandello. Reati ipotizzati: abuso d’ufficio e falso in atto pubblico. In provincia di Catania il coordinatore dei renziani è Alessandro Lo Presti, ex stretto collaboratore di Raffaele Lombardo, ex governatore siciliano imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e recentemente indagato insieme al figlio per voto di scambio. Dopo le ultime regionali Lo Presti ha mollato Lombardo per schierarsi con il sindaco di Firenze. Il padre di Lo Presti, Angelo Francesco, come riporta il quotidiano online Linkiesta , è stato sindaco di Catania nel 1992 per un brevissimo periodo. Finì in galera, accusato di corruzione, nell’ambito di un’inchiesta sulla costruzione di un centro commerciale. Fu poi assolto. Venne di nuovo indagato per corruzione nel 1996 e di nuovo assolto. Vicino a Lo Presti, pur militando nell’Udc, ci sarebbe Nicola D’Agostino, ex capogruppo all’Ars per l’Mpa. D’Agostino, proveniente dal "cerchio magico" di Lombardo, e presente pochi mesi fa al comizio tenuto da Renzi ad Aci Sant’Antonio (Catania). In Sardegna, invece, sostengono il sindaco di Firenze i consiglieri regionali Chicco Porcu, Francesca Barracciu e Giacomo Spissu, finiti anche loro nei guai per peculato. Cominciamo a risalire. In Emilia-Romagna sono amici di Matteo il capogruppo Pd al consiglio regionale Marco Monari (peculato) e Stefano Bonaccini, indagato per abuso d’ufficio nel 2011 e assolto appena due giorni fa nel processo «Chioscopoli». Un po’ più su, in Veneto, Renzi può contare su Alberto Rigon, indagato per bancarotta, e in Lombardia su Alessandro Alfieri (anche lui sott’inchiesta per peculato). Renzi non ha certo pensato di "rottamare" l’ex fascia tricolore di Torino, Sergio Chiamparino, nei cui confronti la Procura ha aperto un fascicolo per abuso d’ufficio in relazione ad alcune autorizzazioni amministrative per la movida torinese. Con loro è garantista, il primo cittadino fiorentino. E ci mancherebbe. La Cancellieri, invece, va cancellata. Vallo a capire.

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