Carlo lo incontriamo in quella considerata da molti la terra di nessuno. Dove l’indifferenza regna sovrana e a loro va bene così, perché non hanno voglia di essere notati e sono restii a scambiare due parole. Carlo è stato travolto dalla crisi, togliendoli tutto, a partire dal sacrificio di una vita: la casa. Ha 46 anni, sigaretta sempre in bocca e un volto segnato dai dispiaceri. Lui ha perso tutto. Un tetto, una famiglia, i due figli che non incontra più perché si vergogna. «Preferisco che mi odino piuttosto che farmi vedere da poveraccio», dice chiedendoci una sigaretta. La prima di una lunga serie. Carlo per fortuna un lavoro ancora ce l’ha, sebbene ridotto negli orari. Ma arrivare alla fine del mese per lui è un’impresa, perché con lo stipendio deve pagare il mutuo della casa che ha lasciato alla moglie e ai due piccoli. In più deve passare l’assegno di mantenimento. L’ex moglie è disoccupata, quindi è lui a dover prendersi cura di loro. «Guadagno 850 euro al mese, dice, fra mutuo e mantenimento a me restano 200 euro. Dimmi ,come faccio a vivere?». Chiede un’altra sigaretta: «Scusa ma sono nervoso, perché una volta io stavo bene. La crisi sì, tutti ne parlano da anni, ma sembrava come un qualcosa che non tocca mai te, un qualcosa che vedi in televisione, ma poi spegni tutto e vai a dormire tranquillo. Io invece ora ho perso il sonno, sarà perché non dormo più nel mio letto». Carlo fa lo scaricatore di frutta e verdura presso i mercati della città. Un lavoro notturno e molto fisico. Di giorno invece, quando ha finito, inizia il lungo tour in giro per le mense della città. «La domenica a Sant’Egidio, la sera, prima di montare a lavoro, invece vado a Termini. Nei giorni infrasettimanali vado alla mensa della Caritas vicino al Colosseo. Meno male che ci sono i volontari ad aiutarci». Ha in mano la mappa di tutti i centri dove servono un pasto caldo. «Lo faccio per risparmiare. Non so più cosa significhi avere una cucina. Cosa faccio con 200 euro a Roma? Non paghi nemmeno una camera nel peggiore motel. Mi lavo dove capita, nei bagni dell’azienda. Dormo di giorno qui a Stazione Termini, oppure, quando fa proprio freddo, mi ricovero in ospedale. Io posso vivere così, ma i miei figli no. Loro devono star bene, studiare e trovare un futuro migliore del mio».
Sono un padre separato Stavo bene, ho perso tutto
Carlo lo incontriamo in quella considerata da molti la terra di nessuno. Dove l’indifferenza regna sovrana e a loro va bene così, perché non hanno voglia di essere notati e sono restii a scambiare...
