Politica

La stangata Imu è legge. Ma forse si cambia

Il decreto che abolisce la tassa con il trucco pubblicato in Gazzetta Ufficiale

Il decreto che prevede la cancellazione del versamento della seconda rata dell’Imu sulla prima casa è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale solo nella serata di ieri. Confermate le anticipazioni e cioè l’arrivo comunque della ministangata a gennaio sull’abitazione principale in molti Comuni italiani, tra i quali Roma. Nella Capitale si dovrà versare il 40% della differenza tra l’aliquota fissata dal Comune, il 5 per mille del valore catastale, e l’aliquota base stabilita dallo Stato pari a 4 per mille dello stesso valore. Significa, ad esempio, che su una casa di Roma con il valore catastale di 80 mila euro, l’Imu pagata nel 2012 è stata di circa 400 (aliquota del 5 mille), la stessa casa avrebbe dovuto pagarne secondo quanto stabilito dallo Stato solo 320 (aliquota del 4 per mille). Ebbene visto che lo Stato verserà ai Comuni il gettito relativo all’aliquota base la parte di incasso mancante, l’uno per mille, o meglio il 40% di questo importo, dovrà essere versato entro il 16 gennaio. Nell’esempio fatto l’uno per mille è pari a 80 euro (400-320) e il 40% significa 32 euro. L’importo sale ovviamente all’aumentare del valore della rendita. Insomma l’Imu è abolita ma forse no e il caos è sovrano. Al punto che sotto la spinta dei Caf che sono già in allarme per le difficoltà di calcolo e i possibili errori, in Parlamento si starebbe già creando un fronte per eliminare la nuova stangata. Intanto il provvedimento per ora abolisce la seconda rata dell’imposta con la copertura garantita dall'aumento degli acconti Ires per banche e assicurazioni al 128,5% nel 2013. Con lo stesso decreto, il Governo ha fissato anche a 7,5 miliardi di euro il valore del capitale della Banca d'Italia. Le risorse necessarie vengono reperite soprattutto aumentando gli acconti fiscali, che gravano su banche e assicurazioni. Raschiato il fondo del barile il governo si è accorto che mancavano all’appello ancora 350 milioni, e ha deciso di farli pagare ai proprietari, che dovranno coprire il 40% degli aumenti Imu decisi dai comuni. L'esecutivo, però, non sembra spaventato dalle critiche sollevate dal decreto legge. Il vicepremier, Angelino Alfano, dice: «Siamo contenti di quello che siamo riusciti ad ottenere nel 2013». «Per gli anni a venire -ha aggiunto- c’è uno sconto ulteriore ben sopra il miliardo e abbiamo anche ottenuto 500 milioni di detrazioni per le famiglie meno abbienti». Per il vicepremier, comunque non basta: «Non siamo ancora veramente soddisfatti e lavoreremo ulteriormente alla Camera per migliorare i risultati». Ma per l'opposizione il governo «è indifendibile». «Peggio delle tasse, c'è solo la presa in giro sulle tasse», dice il presidente della commissione Finanze, Daniele Capezzone (Fi). «Sulla casa, l'esecutivo Letta-Alfano ne sta facendo di tutti i colori: inganni sull’Imu 2013, e soprattutto ritorno dell ’Imu sotto falso nome nel 2014». «Non pensino - spiega - che la pazienza degli italiani sia infinita. Al di là delle chiacchiere e delle cortine fumogene, tutti sanno fare i conti su casa propria. E quei conti rendono il Governo indifendibile». Secondo i Caf l'approvazione del decreto legge che cancella, solo parzialmente, il versamento di dicembre sulle abitazioni principali, è arrivata troppo a ridosso delle scadenze. Toni meno «accesi» da parte dei sindaci che guardano con attenzione al prossimo passaggio parlamentare. Piero Fassino, presidente dell'Anci, chiede infatti di «dare soluzione a questo nodo irrisolto», del gettito non coperto. E il governo ha già spiegato che durante il cammino parlamentare la norma si potrà modificare e magari si troverà la copertura anche per questi ultimi 200 milioni. Anche perchè - spara ancora a zero Brunetta - potrebbe crearsi una situazione «paradossale e ridicola» e cioè che «quei contribuenti che, grazie alle detrazioni previste dalla norma, non avevano pagato l'Imu sulla prima casa nel 2012 (quando l'imposta c'era), dovranno pagarla nel 2013 (nonostante la cancellazione)».

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