Politica

Il nemico dei cronisti scivolato sui «bleck» bloc

Il suo curriculum vitae formato europeo scaricabile sul sito del Campidoglio parla chiaro: è un politico di professione. Enzo Foschi, oggi caposegreteria del sindaco di Roma Ignazio Marino,...

Il suo curriculum vitae formato europeo scaricabile sul sito del Campidoglio parla chiaro: è un politico di professione. Enzo Foschi, oggi caposegreteria del sindaco di Roma Ignazio Marino, praticamente ha sempre e solo fatto politica. Nato il 27 marzo del 1966 ha conseguito la maturità classica a trent’anni, nel 1996. Ma nel frattempo non è stato a girarsi i pollici. Nel 1989 è già consigliere della XI Circoscrizione. La sua Garbatella. Lì, in quel quartiere nato sotto il Fascismo, poi divenuto popolare, poi riqualificato e definitivamente sdoganato dai Cesaroni, dove ha la sua sezione, Foschi è un ras locale. Gli avversari interni lo ricordano nell’ultima campagna elettorale intento a epurare dalle liste almeno tre consiglieri municipali uscenti - gente da 700 voti a cranio - per regolare i conti interni al Pd dopo la faida delle primarie che ha visto gli zingarettiani - e quindi lo stesso Foschi - sostenere Marino e i dalemiani di Marroni appoggiare Sassoli di AreaDem. La vittoria mariniana fa scattare la rappresaglia. E la rossa Garbatella è in prima linea: chi si era schierato con l’attuale minisindaco Catarci prima del ritiro del candidato di Foschi e non ha appoggiato il chirurgo viene fatto fuori. Foschi comincia a fare politica nel Pci. «Mi hanno costruito un campo da calcetto e sono diventato comunista», racconta spesso. Nel 1993 il primo grande salto: diventa consigliere comunale per i Ds. A Palazzo Senatorio - dove viene rieletto nel 1997 e nel 2001 - rimane fino al 2005. In Assemblea Capitolina ricopre il ruolo di presidente della commissione Sport. Ed è anche grazie allo sport che Foschi costruisce un consenso che lo porta nel 2005 a essere eletto per la prima volta in Consiglio regionale. Alla Pisana è in maggioranza grazie al successo di Marrazzo su Storace e ricopre l’incarico di presidente della commissione Roma Capitale. Un organo che non fa praticamente nulla e dal quale Foschi si dimette con una lettera al presidente del Consiglio Pineschi in cui ne constata «l’inutilità». Lo sport però resta la sua grande passione. Romanista sfegatato, va ogni domenica all’Olimpico senza frequentare le tribune Vip. Preferisce i posti popolari: lui della Garbatella paga il biglietto e va in curva Sud, un tempo feudo rosso prima dello scioglimento del Cucs e la deriva a destra. Nel frattempo Foschi rinforza il proprio legame politico con Nicola Zingaretti - prima presidente della Provincia, oggi governatore del Lazio - e nel 2010 si ricandida alle regionali. Fa il pieno di preferenze e viene rieletto. Ma lo scandalo della gestione dei fondi regionali travolge tutti. La Polverini si dimette e Zingaretti decide di non ricandidare tutti i consiglieri uscenti. Molti vanno in Parlamento, uno - il Sel Nieri - oggi è vicesindaco. Lui non si candida da nessuna parte. Ma non deve trovarsi un lavoro. Il partito non lo lascia a spasso: Foschi lavora alla campagna elettorale di Marino. I maligni raccontano di una lite tra i due per i rimborsi chilometrici alla Pisana. Foschi smentisce. Sta di fatto che oggi è il caposegreteria del sindaco, con uno stipendio di 114.282 euro lordi. Sempre rigorosamente senza cravatta, da curriculum non è laureato, non ha la patente, non parla alcuna lingua. Ma per un incarico fiduciario del genere tutto ciò non serve. Certo la scarsa conoscenza dell’inglese la si intuisce dal suo scivolone su Facebook: «I veri bleck block sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo... delusi dal fatto che non scorra sangue...». Ritratterà, ma sarà inutile.

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