Il suo nome è entrato nel linguaggio comune insieme ad un’altra espressione: la «macchina del fango». E a ben vedere l’origine è la stessa. Anzi, si può dire che la «macchina del fango» nasca con il «metodo Boffo». Dal nome di Dino, ex direttore del quotidiano Avvenire , cui Il Giornale diretto da Vittorio Feltri riservò una particolare attenzione. I fatti, noti, risalgono al 2009. Da mesi circolano testimonianze su un presunto giro di escort nelle residenze di Silvio Berlusconi. Il giornale della Cei critica il premier e il suo stile di vita. Ad agosto Feltri contrattacca e pubblica un documento in cui si parla di una vicenda dai contorni «torbidi» in cui sarebbe coinvolto «l’incoerente» Boffo. Il direttore sarebbe stato querelato da una donna di Terni «destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, perché lasciasse libero il marito» con cui il giornalista aveva una relazione. Il caso esplode prepotentemente. Boffo definisce subito il documento, presentato come un’informativa di Polizia, «una patacca». Il gip di Terni smentisce l’autenticità del testo. Il 3 settembre lascia la direzione di Avvenire . Ma a dicembre Feltri, che verrà sospeso per tre mesi dall’ordine dei giornalisti, ammette e scrive che «la ricostruzione dei fatti descritti nella nota non corrisponde al contenuto degli atti processuali». In effetti nel 2004 Boffo era stato coinvolto in una vicenda simile ma si era difeso spiegando che le telefonate non erano state effettuate da lui. Il caso sembra sgonfiarsi. Nel 2010 viene nominato direttore della tv vaticana TV2000. C’è anche un incontro riappacificatore con Feltri ma c’è anche chi ipotizza che a far arrivare la «velina» al direttore del Giornale siano stati il direttore dell’ Osservatore Romano Giovanni Maria Vian e la Gendarmeria vaticana. Insinuazione che spinge la Santa Sede a diramare una nota ufficiale in cui si spiega che è tutto completamente «falso» e che il «moltiplicarsi delle argomentazioni e delle ipotesi più incredibili» sta scatenando «una campagna diffamatoria contro la Santa Sede, che coinvolge lo stesso Romano Pontefice». Proprio per questo Benedetto XVI deplora gli «attacchi ingiusti e ingiuriosi» e rinnova «piena fiducia ai suoi collaboratori», pregando perché «chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perché si affermino la verità e la giustizia». La vicenda si chiude lì. Anche se recentemente Boffo e Feltri sono tornati sull’argomento ipotizzando che il vero regista dell’operazione fosse Alessandro Sallusti, all’epoca condirettore del Giornale . Di certo è sopravvissuto il cosiddetto «metodo Boffo». Che viene evocato ogni volta che il quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi o altri giornali, conducono battaglie ad personam . Il significato è ovviamente dispregiativo e descrive il tentantivo di screditare un personaggio pubblico, meglio se un avversario politico, attraverso la pubblicazione di notizie su veri o presunti «scheletri nell’armadio». Tra i più famosi ad utilizzare la frase «non mi farò intimidire dal metodo Boffo» (ce ne sono anche altre varianti, ma il messaggio non cambia), Giulio Tremonti ai tempi in cui finì coinvolto nella vicenda della cosiddetta P4. Persino Fiorello ne è rimasto vittima, anche se ad evocarlo sono stati altri, quando Feltri lo ha attaccato criticando una sua parodia di Berlusconi e ricordando che quando il popolare showman «era drogato, drogatissimo, pieno di cocaina e rischiava di scomparire definitivamente dalla scena, noi abbiamo evitato di sfotterlo». Qualcuno potrebbe obiettare che non è vietato ricordare i «peccati» degli altri, soprattutto se sono dimostrati inequivocabilmente. Fatto sta che nelle ultime settimane i ministri del Pdl, pronti ad abbandonare la rinata Forza Italia per dar vita al Nuovo centrodestra, sono tornati alla carica: «Con noi il "metodo Boffo" non funzionerà». Di più, perché il «metodo Alfano» è proprio quello di arruolare dalla propria parte l’ex direttore di Avvenire . Domani, infatti, i gruppi parlamentari del Ncd hanno organizzato a Milano un «momento di riflessione e dibattito» dal titolo «FabLab: laboratorio di idee per il NUOVO CENTRODESTRA» (il maiuscolo è contenuto nell’invito ndr ). L’evento è promosso da tutte le fondazioni degli esponenti «alfaniani» e tra gli ospiti, udite udite, ci sarà proprio Boffo. L’invito, dicono, gli è stato rivolto dalla Fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliariello, lui ci tiene a spiegare che parteciperà in qualità di «opinionista» e non certo di «militante». Infatti è stato inserito in una tavola rotonda con i giornalisti Carlo Fusi, Ugo Magri, Antonio Polito e il professor Luca Ricolfi. In un incontro precedente ci sarà anche Maurizio Belpietro. Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri, non pervenuti.
Il metodo Alfano: alleato con Boffo
L’ex direttore di Avvenire spesso associato alla «macchina del fango» domani è invitato a Milano ad un evento del Nuovo centrodestra
