Politica

Dal Giubileo al Senato Nel Lazio è stato tutto

Daniele Di Mariod.dimario@iltempo.it Ha una moglie senatrice - Monica cirinnà - e oggi è sindaco di Fiumicino. Un incarico che può sembare riduttivo se messo a confronto con la sua lunga e...

Ha una moglie senatrice - Monica cirinnà - e oggi è sindaco di Fiumicino. Un incarico che può sembare riduttivo se messo a confronto con la sua lunga e prestigiosa carriera politica, se non fosse però che ha rappresentato, nella politica amministrativa del Lazio, un piccolo-grande miracolo. Per sconfiggere, dopo dieci anni di amministrazione di centrodestra targata Mario Canapini, un MoVimento 5 Stelle dato per sicuro al ballottaggio e uno sfidante - il presidente del Consiglio comunale uscente, Mauro Gonnelli, Pdl - accreditato dei favori del pronostico, ha messo insieme una coalizione unica in Italia che va da Sel all’Udc. Passando ovviamente per il Pd. Risultato: vittoria schiacciante al ballottaggio del 9-10 giugno con 11 punti di svantaggio recuperati a Gonnelli. Questo è Esterino Montino. Nella politica romana e laziale praticamente un’istituzione. Non è mai stato né ministro né sottosegretario, ma sono gli unici incarichi che mancano al suo curriculum. Perché Montino è stato tutto: governatore reggente dopo lo scandalo Marrazzo, vicepresidente della Regione, parlamentare, consigliere regionale, dirigente di partito. A Fiumicino da sindaco rinuncia ad auto blu e stipendio. «Ma ha il vitalizio da senatore e da parlamentare regionale», malignano gli avversari. Montino è un politico di lungo corso abituato a maneggiare materie delicate. Nel 2000, anno del Giubileo, è assessore della giunta Rutelli con una delega nevralgica visti gli immensi fondi a disposizione del Comune di Roma per l’Anno Santo: i lavori pubblici. Eletto senatore nelle liste dei Ds nella XIV legislatura (2001-2006) e rieletto nella XV (2006-2008) è membro della commissione Lavori pubblici e della vigilanza Rai. Gli incarichi a Palazzo Madama non lo tengono lontano dalla vita politica locale: dal 2005 al 2007 è anche segretario dei Ds romani. L’ultimo prima della fusione di Ds e Margherita nel Pd. Il 13 marzo 2008 Montino lascia anzitempo il Senato per diventare vicepresidente e assessore all’Urbanistica della Regione Lazio, prendendo il posto di Massimo Pompili. Una scelta mirata a rinforzare un Piero Marrazzo claudicante in una fase delicata del mandato: un rimpasto di giunta per rimodulare gli equilibri politici dopo la nascita del Pd mandato giù a stento da molte anime del partito. La rinuncia al seggio senatoriale sarà comunque indolore: il 13 e 14 aprile del 2008 si terranno le elezioni anticipate in seguito alla caduta del governo Prodi, sfiduciato proprio al Senato il 24 gennaio precedente (156 voti favorevoli, 161 contrari e un astenuto) dopo lo scandalo giudizario che coinvolge Sandra Lonardo, ex presidente del Consiglio regionale della Campania e, soprattutto, moglie del leader dell’Udeur - uno dei partiti che sostengono l’esecutivo - e allora Guardasigilli Clemente Mastella. Il 24 ottobre 2009 Marrazzo si autosospende da governatore dopo lo scandalo trans e Montino riceve la delega per tutte le competenze in carico al presidente della Regione. Un provvedimento contestato dal Pdl. Un trauma dal quale il centrosinistra non si riprenderà, rinunciando a far correre un candidato di bandiera alle successive regionali e scegliendo di sostenere la radicale Emma Bonino, sconfitta da Renata Polverini. Ma Montino viene comunque eletto alla Pisana e diventa capogruppo del Pd fino alla scandalo Fiorito e Maruccio sulla gestione dei fondi ai gruppi consiliari. Tra le spese del Pd c’è di tutto: soldi a emittenti tv e anche 4.500 euro spesi in enoteca. «A Natale abbiamo fatto regali a bambini senza reddito», la spiegazione di Montino.

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