Politica

Alfano avvisa Letta e Renzi «Siamo decisivi per il governo»

All’indomani della decadenza di Berlusconi, Alfano alza la voce per fronteggiare l’assalto renziano al governo, che rischia di rendere residuale il Nuovo centrodestra e farlo apparire succube della...

All’indomani della decadenza di Berlusconi, Alfano alza la voce per fronteggiare l’assalto renziano al governo, che rischia di rendere residuale il Nuovo centrodestra e farlo apparire succube della sinistra. E così il vicepremier chiede dopo l’8 dicembre un nuovo patto di governo, e lancia un inequivocabile avvertimento al sindaco di Firenze: «Noi abbiamo parlamentari sufficienti per tenere in vita il governo, ma anche viceversa». Non è un caso, del resto, se proprio il giorno dopo della «cacciata» dal Parlamento del Cavaliere, i ministri ex Pdl convocano una conferenza stampa per rivendicare in pompa magna i successi della legge di Stabilità e l’abolizione della seconda rata Imu: «Gli impegni con gli elettori sono stati rispettati», scandiscono in coro i ministri. Il problema è che Alfano si trova stretto tra due fuochi: da una parte i diktat di Renzi affinché il governo sia più marcato a sinistra. Dall’altra, il dover dimostrare non solo di non essere «traditori», ma di non essere rimasti al governo solo per le poltrone. Un’accusa riassunta bene dall’irruzione di Alessandra Mussolini, che piomba nella sala dove si tiene la conferenza giusto per gridare un paio di «buffoni» che non turbano più di tanto i relatori. Ecco perché, Alfano deve fare la voce grossa, mettere ben in chiaro che il programma, i valori e i contenuti del centrodestra sono ben rappresentati da loro al governo. Anzi, il compito è proprio quello di «fare da scudo ai provvedimenti della sinistra che non farebbero gli interessi degli italiani». Per poi spostare i dubbi di lealtà all’esecutivo su Renzi: «Il governo è presieduto da un esponente del Pd. Abbiamo a breve la conclusione del congresso del Pd e vediamo chi sarà il segretario e se come primo gesto vorrà fa cadere il governo presieduto da un esponente Pd» afferma. Per poi rilanciare: «Attendiamo l’esito del congresso Pd per porre» la questione di un nuovo «contratto di programma che vogliamo chiamare Italia 2014». Quanto a ipotesi di rimpasto, Alfano non ne vuole nemmeno sentir parlare. Certo, premette il vicepremier, ogni valutazione spetta al Colle e a Letta, ma «bisogna tener conto del voto sulla legge di Stabilità che si è tradotto in un voto di fiducia al governo». In realtà, da parte di Partito Democratico e Scelta Civica c’è un po’ di malumore per la pattuglia del Nuovo Centrodestra eccessivamente rappresentata al governo. Anche per questo si spera dopo la verifica in Parlamento annunciata da Napolitano, tutti i sottosegretari che sono rimasti in Forza Italia si facciano da parte per liberare un po’ di poltrone e riequilibrare i posti in maggioranza. Alfano, per ora, si tiene stretti i suoi cinque ministri. Sul futuro, invece, elusi tutti i discorsi su eventuali rapporti con Forza Italia. Ma un primo annuncio viene fatto: «Alle europee ci presenteremo da soli».

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