Politica

L’urlo di Berlusconi «Non molleremo mai»

Daniele Di Mariod.dimario@iltempo.it Nonostante sia un «giorno amaro e di lutto per la democrazia», Silvio Berlusconi non molla. «Non mi ritiro, combatterò fuori dal Parlamento», del resto, «ci...

Nonostante sia un «giorno amaro e di lutto per la democrazia», Silvio Berlusconi non molla. «Non mi ritiro, combatterò fuori dal Parlamento», del resto, «ci sono altri leader di partito che non sono parlamentari, come Renzi e Grillo, che dimostrano che anche da fuori si può continuare a battersi e combattere per la nostra libertà». A loro il Cav lancia la sfida elettorale. Sono le 17 quando il leader di Forza Italia sale sul palco di via del Plebiscito. Il Cav accusa il colpo della decadenza. Ma è vivo. Le migliaia di militanti col lutto al braccio davanti al palazzo Grazioli lo sanno. In prima fila la sua Francesca Pascale, avvolta nella bandiera di FI. Berlusconi non delude il proprio popolo. Non getta la spugna. «Penso che meritiate una promessa: andiamo avanti», dice. La battaglia prosegue. «Non ci ritireremo in qualche convento. Noi stiamo qui. Restiamo qui e resteremo qui», è il grido di battaglia dell’ex premier. I fedelissimi presenti si aspettavano attacchi frontali e bordate ai «traditori» alfaniani e al Quirinale. Invece Berlusconi non cita mai Napolitano. Mentre c’è un unico riferimento all’ex delfino Angelino Alfano e agli ex Pdl confluiti in Ncd. Il Cav fa riferimento al Colle solo quando, parlando delle riforme, elenca quella dell’elezione diretta del Capo dello Stato. Con ovazione della piazza. Più esplicito il riferimento agli alfaniani. L’ex premier ringrazia i manifestanti, ma «altri se ne sono andati...». E giù bordate di fischi al grido di «traditori traditori». «Accetto questa interruzione, ruvida ma efficace - riprende la parola Silvio - Noi siamo sicuri di essere dalla parte giusta e siamo sicuri che non tradiremo mai i nostri elettori». Poi l’affondo contro sinistra e magistrati. «È da venti anni che quando la sinistra non riesce ad andare al potere con il voto, è compito della magistratura, che interpreta il diritto non in modo imparziale, fare andare al potere la sinistra. Il Parlamento è soggiogato dalla magistratura». Poi l’attacco a Magistratura democratica, accusata di aver avuto «legami con le Br. Nella mia condanna ci sono solo teoremi e congetture. Dal ’94 a oggi sono 57 i processi che mi hanno gettato addosso. I nessun paese civile e democratico è mai successo nella storia un leader che abbia dovuto subire una simile persecuzione. Per portarmi al voto sulla decadenza hanno calpestato la legge. Oggi brindano perché hanno portato il loro nemico davanti al plotone di esecuzione». Ma la battaglia giudiziaria prosegue. Il Cav chiederà la revisione del processo Mediaset alla Corte d’Appello di Brescia: «Sono assolutamente sicuro che capovolgeranno la sentenza con una mia assoluzione piena». La campagna elettorale è cominciata. Berlusconi è convinto che Renzi staccherà la spina a Letta e rivolge un appello al «voto utile» e ai moderati: «Dobbiamo convincerli a imparare a votare, non devono frazionare il voto, devono votare solo per FI. Solo con una maggioranza tutta nostra potremo fare le riforme. Ci eravamo staccati dalla gente, dobbiamo tornare a parlare con gli elettori. Per questo apriremo un club Forza Silvio in ogni Comune. Vi do appuntamento al primo giorno della campagna elettorale, in un’Italia più democratica e più libera. Saremo tutti qua, saremo molti di più e saremo tutti missionari di verità e libertà». Silvio ringrazia «commosso» più volte la sua gente («Non dimenticherò mai questa giornata, la porterò sempre nel cuore») e dà appuntamento all’8 dicembre, data non casuale perché la stessa delle primarie Pd, quando si terrà a Milano la prima convention della rinata FI. L’obiettivo è festeggiare la nascita dei primi mille club. «È da lì che dovremo ripartire». Il Cav programma la riscossa alle europee, nonostante il timore d’una nuova escalation giudiziaria e dell’erresto. Due settimane fa ha assegnato ai figli Marina e Piersilvio la procura a operare su tutti i conti correnti nelle cinque banche in cui ha i fondi. Un’operazione per prepararsi a ogni evenienza. La strategia elettorale del Cav prevede invece da un lato l’attacco a Europa e governo, dall’altro una grande operazione verità con una massiccia presenza dei parlamentari in tv per riabilitarsi agli occhi degli italiani, per far capire a tutti che lui è un cittadino esemplare. «Saranno le europee la mia vendetta, il giorno del riscatto», ripete ai fedelissimi appena rientrato a palazzo Grazioli. Lì lo attende la notizia della decadenza. Il Cav allarga le braccia e scuote la testa, prima di tornare in serata ad Arcore dalla famiglia.

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