L’ultimo atto si consumerà (salvo sorprese) stasera al Senato. Alle 19 comincerà la discussione degli ordini del giorno sulla decadenza di Silvio Berlusconi. Alle 20.30 partirà la votazione. Il Cavaliere non dovrebbe essere in Aula. Ha già detto due giorni fa quello che pensa. Ha giocato l’ultima carta rivolgendo un appello al Pd e al MoVimento 5 Stelle che però sono sempre più decisi a sfrattarlo da Palazzo Madama. Anche ieri mattina il Cavaliere ha voluto ribadire, nella «Telefonata» di Belpietro, «l’odio assoluto e totale da parte della magistratura che mi ha messo contro 57 processi in 2 anni e mi ha costretto a 2700 udiende». Ha rivendicato: «Prima di fare l’accordo di governo non ho mai parlato di nulla che mi riguardasse, non ho mai chiesto nulla per me. Ho sempre lavorato per il bene dell’Italia». Se il Cavaliere non parlerà in Aula, lo farà invece in serata alla manifestazione organizzata a Roma da Forza Italia in via del Plebiscito, di fronte a Palazzo Grazioli. Arriveranno nella Capitale oltre trecento pullman. Alle 21 il Cavaliere raggiungerà «Porta a Porta» di Bruno Vespa. Dopo la decadenza di Berlusconi comincerà una fase nuova. Anche perché Forza Italia ha annunciato ieri l’uscita dalla maggioranza che sostiene il governo Letta. L’occasione è stata il voto sulla legge di stabilità, che il partito del Cavaliere boccia senza appello. «Mi auguro che Letta abbia la sensibilità di salire al Quirinale per trarre le conseguenze del nostro gesto» ha detto il nuovo capogruppo di Fi al Senato Paolo Romani. Ma è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Dario Franceschini, a chiarire con tempismo: «Già nei giorni scorsi abbiamo anticipato che il voto di fiducia sulla legge di stabilità sarebbe stato il luogo proprio per verificare l’esistenza del rapporto fiduciario tra Governo e Parlamento. Non mi pare ci sia modo più corretto e trasparente di questo». Non è dello stesso parere Sandro Bondi: «Dopo l’uscita dalla maggioranza di una delle forze politiche costitutive del governo, il presidente del Consiglio dovrebbe avvertire il dovere istituzionale e politico di consultarsi con il Capo dello Stato per prendere atto della formazione di una nuova maggioranza parlamentare e di verificare di conseguenza se esistono le condizioni affinché si possa costituire un nuovo governo». Del resto, come sottolinea il capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, «le larghe intese sono fallite, è fallito il tentativo di pacificazione. È finito il tentativo di cambiare la politica economica, i risultati sono sotto gli occhi di tutti». Eppure, precisa ancora Romani, «l’uscita dalla maggioranza non cambia nulla» per i presidenti delle commissioni di Camera e Senato eletti prima della scissione del Pdl e, soprattutto, prima del passaggio di Fi all’opposizione. Anche il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri sottolinea: «Nessuno lascia le presidenze delle Commissioni, nessuno può essere sfiduciato». Il MoVimento 5 Stelle attacca: «Berlusconi lascia la maggioranza, chiede le dimissioni di Letta ma, alla prima occasione, Forza Italia vota con la maggioranza» dice il capogruppo Alessio Villarosa, riferendosi al voto sulla mozione sul federalismo fiscale. «Stanno cercando di raggirare i cittadini ma noi non avevamo dubbi - conclude Villarosa - e l'ipocrisia di questi politicanti è stata presto svelata». In ogni caso il premier Letta, tornato a Roma alla fine del vertice italo-russo, ha incontrato il presidente Napolitano al Quirinale. Entrambi hanno preso atto della decisione di Forza Italia di votare contro la fiducia sulla Stabilità. «La necessità che ne consegue di verificare la sussistenza di una maggioranza a sostegno dell’attuale governo - spiega una nota del Colle - sarà soddisfatta in brevissimo tempo durante la seduta in corso al Senato con la discussione e la votazione sulla già posta questione di fiducia». Insomma, non ci sarà bisogno di rimandare alle Camere il governo Letta. Nel frattempo il vicepremier Alfano e gli altri ministri ribadiscono il sostegno all’esecutivo. I numeri: al Senato il governo parte da 170 senatori, 9 più dei necessari. A cui si potrebbero aggiunere anche i 10 di Gal, almeno alcuni. Sul piano giudiziario, invece, sono stati gli avvocati dell’ex premier, Niccolò Ghedini e Franco Coppi, a tornare sulla revisione del processo che ha condannato il Cavaliere a quattro anni per frode fiscale. «Da parte della difesa non c’è stata alcuna giravolta» ha precisato Ghedini riferendosi alle polemiche sui documenti presentati ieri da Berlusconi. Ha aggiunto Coppi: «Probabilmente i testimoni che intendiamo presentare sono più di 7. Stiamo valutando la possibilità di presentare altre citazioni». Infine gli avvocati hanno ribadito: «Si tenta con argomenti totalmente fuorvianti di sminuire la assoluta rilevanza delle dichiarazioni di Dominique Appleby. È più che noto agli atti che la signora aveva delle cointeressenze economiche con Frank Agrama. Proprio questo fa sì che la teste conoscesse perfettamente i meccanismi dell’acquisto e della vendita dei diritti cinematografici tanto da essere compartecipe degli utili».
Berlusconi sotto assedio Fi lascia la maggioranza e scende in piazza
Stasera voto sulla decadenza dell’ex premier Ghedini: «Nessuna giravolta della difesa»
